Trasferirsi in una città diversa da quella natale, non è mai un’impresa semplice, figurarsi quando il cambiamento è radicale.

Ho vissuto per 19 anni in un posto che, nonostante gli affettuosi legami che me lo ricordano e l’amore che incontrastato lo riguardano, non riesce a contraddire luoghi comuni e a smentire voci di corridoio, una regione che si alimenta grazie all’agricoltura diretta, e che sta ampiamente riflettendo sulle sorti del già conosciutissimo oro nero.
Io nasco in una regione un po’ affannata dal debito pubblico, in una città che di esteticamente bello possiede poco, ma in una di quelle che, se metti in moto la macchina, puoi scegliere fra due mari diversi ed una serie sconfinata di cattivissime montagne.

Quando ho deciso che le mie sorti si sarebbero educate a Milano, mi aspettavo un netto cambiamento ma non avevo idea di cosa avrei conosciuto, di chi avrei incontrato e di come questo “disciplinato” nord si sarebbe approcciato al mio quotidiano.

Ho viaggiato parecchio: USA, Inghilterra, Irlanda e qualche altra meta europea, mi hanno consentito di avvicinarmi a culture totalmente diverse da quelle materne ma mai, avevo avvicinato a me quelle settentrionali, quelle Milanesi che da 5 anni mi hanno adottata.

Ci sono tante cose che saltano all’occhio quando si partorisce un trasferimento lontano da casa e, sfortunatamente, le ho talmente incamerate, che sono diventate parte integrante delle mie giornate.

1.LA VITA SENZA MACCHINA: ho trascorso i miei migliori anni a bordo di una macchina. Posto che da dove vengo io puoi ancora far attraversare la strada a Bambi o a Ciuchino, le quattro ruote mi mancano come avessi perso tutto nella vita. Abituarsi ai mezzi pubblici è stato un bruttissimo effetto collaterale del mio trasferimento; poi qualche santo ha deciso di graziarmi mettendo a disposizione del mondo una cosa chiamata car sharing: è un fidanzato fedele e premuroso, sempre coerente ed estremamente comodo, peccato che la guida a Milano non sia esattamente quella che credevo (vai al punto 2);

2.LA GUIDA NERVOSA: non vengo dal Burundi ma per qualche strana ragione, Potenza è fatta solo di rotonde e pochi semafori (1, o 2 non ricordo). Il modo di guidare è tendenzialmente tranquillo eccettuati i giorni di pioggia in cui, mestruate e non, ne fanno un problema di stato e, le code, raggiungono il picco massimo solo in concomitanza con l’uscita dei bambini da scuola.
Milano no, Milano c’ha l’ansia addosso derivata da tempi, orari di lavoro e psicopatie croniche diagnosticate. Sono diventata una sboccata di prima categoria, lotto per un posto in seconda fila al semaforo rosso, accelero per beccarli tutti verdi, parcheggio in seconda fila, e se qualcuno pensa di farmi aspettare anche pochi istanti durante le attività di parcheggio, lo tratto male come Bastianich tratterebbe una vera DILUSIONE;

3.LA RAPIDITÀ: qui tutto viaggia all’ennesima potenza, con ritmi degradanti e tensioni perfettamente tangibili: si corre e si scappa anche per bere un bicchier d’acqua ed è per questo motivo, che ho dovuto adattarmi a chi mi diceva “sei lenta”; non ho ancora raggiunto livelli di parità ma sono a buon punto per disputare la maratona.

4.LE LETTURE NEL TRAM: chi vive a Milano non può fare a meno di una lettura di compagnia durante il tragitto che li separa da una location all’altra: tutti col libro in mano, con il Corriere della Sera o con un tablet di ultima generazione. Non si fanno scomporre dalla puzza, dagli spintoni e dalla folla perché continuano indisturbati le loro attività calmanti.

5.LE SCHISCETTE SALUTARI: non lo so ragazzi, ma ho dovuto abituarmi pure a queste. Da me, in pausa, c’è il panino con la frittata e l’olio ( che più che un contorno è un ingrediente).

6.I PREZZI: ero pronta a tutto ma non al caffè ad 1.50 euro.

7.LA RACCOLTA DIFFERENZIATA: è triste che molti paesi e città non la riconoscano ancora ma ve lo giuro, per me è stato (e continua ad esserlo) straziante, separare bucce e avanzi dal vasetto dello yogurt leggermente sporco o dal fazzoletto con cui mi soffio il naso.

8.LE “COSE DA FARE”: Sono una persona facilmente influenzabile, odio la monotonia e per queste ragioni mi piace scoprire location sempre nuove in cui trascorrere il mio tempo. Ho dovuto abituarmi al fatto che qui, di cose da fare, ce ne sono a milioni e, anche scegliere, diventa un problema.

9.I PICCIONI: sorvoliamo su strambe manie ed incontrollate paure perché Milano è piena di Piccioni e dove sono nata io, al massimo vediamo pettirossi e altri uccellini di Dio.

10.LA GENTE: e qui aprirei una parentesi lunga come la Divina Commedia ma, volutamente, non lo faccio. Ho dovuto abituarmi a persone come me, uguali ed esattamente identiche ma con culture, usanze e giornate diverse da quelle che solitamente mi appartenevano. Dal Brodo a Natale, alla loro mania di perfezione, alla loro puntualità, ai loro pregi come ai loro difetti. E vi dirò, a me, i Milanesi piacciono.