La pausa studio dell’universitario è un must have davvero imperdibile.

Chiunque può sfruttarne il potenziale: secchioni, nullafacenti, svogliati e diligenti.

Ma quante pause universitarie conoscete?

Ecco le pause studio universitarie

1) CLASSICA:

è la pausa studio per antonomasia, quella preferita dagli italiani ed accompagnata da caffè e sigaretta. Sostenuta circa 5/6 volte al giorno, aumenta il tasso di caffeina nelle vene provocando momenti di assurdo panico;

2) MACCHINETTA:

frequente negli orari scolastici; che gli studenti si trovino in biblioteca o frequentino le lezioni come bravi bambini educati, la pausa macchinetta concilia la concentrazione consentendo momenti di vero godimento davanti a cibo spazzatura e bevande a pochi centesimi che cercano di emulare il caffè;

3) ANNO SABBATICO:

c’è chi esagera col concetto di pausa studio e ne fa un vero e proprio anno sabbatico: incomincia tutto con un caffè al bar in compagnia e, tutto, si conclude con un anno di riposo per riflettere sul proprio io, per ritrovare se stessi, per fare boiate in qualche località tropicale;

4) PERMANENTE:

lo step successivo all’anno sabbatico: la pausa si rivela più piacevole del previsto tanto da far scaturire nello studente, la voglia di renderla permanente;

5) SPESA:

necessaria quanto vitale: la pausa spesa vale la corretta alimentazione di ciascuno studente; solitamente finalizzata all’acquisto di beni prima necessità, la spesa dell’universitario è quella affrontata in tuta per acquistare i terminati ma fondamentali sale e zucchero;

6) ARIA:

il cosiddetto momento d’aria dello studente universitario; una pausa fatta di passeggiate nel quartiere o di commissioni urgenti: coincide spesso col pagamento di bollette alle poste o con una gita in farmacia;

7) SOCIAL:

la pausa studio in cui nessuno vorrebbe inciampare ma alla quale tutti cediamo; bloccare lo studio per dedicarsi ad una gita su Facebook, rappresenta un vortice di peccati che, nella maggioranza dei casi, conducono al fallimento di un esame;

8) APERITIVO:

che sarà mai un aperitivo per fronteggiare al meglio la sessione di studio, un’uscita rapida per sgranocchiare qualcosa e tornare a casa entro la fatidica mezzanotte (anche prima); diciamo che se tutto va per il meglio, l’orario di rientro varia fra le 3 a.m e le 5 a.m a causa dei cosiddetti “amici trascinatori” che disorientano il vostro buon senso;

9) SOLE:

con l’inizio della bella stagione si creano nell’animo universitario una serie di strani desideri tutti nati a causa del sole: lo studente inizia a sentirsi oppresso, nutrendo sentimenti di disprezzo per tutto ciò che sia chiuso e buio; con l’arrivo della primavera, ha bisogno di uscire e, sfrutta dunque, la cosiddetta “pausa sole”, fatta di momenti al parco, abbronzatura sul balcone casalingo e passeggiate che non procurino polmonite e tosse grassa;

10) PAUSA PAUSA PAUSA:

quella che non finisce mai, quella continua, circolare che diventa così abitudinaria da trasformare lo studio in una cosa straordinaria.