Sapete in quanti, in Italia, possono “vantarsi” di appendere una laurea al muro della propria camera o studio? Leggete qui!

Anche se l’Italia è ancora in ritardo in materia di istruzione, si intravede comunque qualche timido segnale di ripresa.

Il sistema di istruzione italiano arranca e non riesce a tenere il ritmo de sistemi scolastici e universitari dei paesi più industrializzati del globo e di quelli in via di sviluppo.

Ed è l’Ocse – Organizzazione (internazionale) per la cooperazione e lo sviluppo economico – che raggruppa una quarantina di paesi di mezzo mondo, a certificare lo stato di salute del nostro sistema di istruzione e formazione.

Lo fa attraverso l’annuale Sguardo sull’Educazione (Education at a glance 2018), sui diversi aspetti dei sistemi formativi dei paesi più evoluti dal punto di vista economico.

In un solo anno, non è certo possibile recuperare il divario accumulato in anni di politiche sull’istruzione che hanno allontanato il Belpaese dalle altre nazioni europee e non, ma è possibile avviare percorsi virtuosi in grado di invertire i trend negativi.

LEGGI ANCHE: 270mila nuovi studenti universitari: quanti iscritti quest’anno?

La laurea: il tallone d’Achille d’Italia

Il livello di istruzione della popolazione è, da sempre, uno dei talloni d’Achille del nostro paese.

Mentre le altre nazioni puntano sull’accrescimento del livello di istruzione dei singoli cittadini, il nostro Paese resta indietro.

E’ ancora troppo basso il livello di istruzione dei 25/64enni italiani: il 4% con la laurea, contro il 17% dei paesi Ocse.

Nel 2017, l’Italia ha solo 27 giovani di 25/34 anni su cento in possesso di laurea, contro una media Ocse del 44%, superando soltanto il Messico.

E tra i due generi, sono i maschi i responsabili di questo disastro: nel 2017, meno laureati delle donne (20% contro 33%) e pochissimi progressi negli ultimi dieci anni.

Eppure l’Ocse certifica con i numeri che studiare conviene: dà più opportunità di lavoro e consente guadagni maggiori. Ma in Italia la quota di laureati che lavora è tra le più basse al mondo: appena l’81%.

fonte: Repubblica.it