Da oggi si potrà andare in Erasmus anche virtualmente, con Erasmus+ virtuale.

Si tratta della versione online del programma di scambio interculturale, che ha l’obiettivo di formare più di 25mila giovani nei prossimi due anni.

Corsi, dibattiti, videoconferenze e progetti transnazionali sul web sono gli strumenti tramite i quali il programma virtuale si attiverà.

L’Erasmus virtuale: come funziona?

L’iniziativa è rivolta a ragazze e ragazzi dai 18 ai 30 anni, residenti nei 33 Paesi già aderenti a Erasmus+.

Oltre a questi, ci sono anche Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia.

L’Erasmus digitale non sostituirà il programma tradizionale, ma punta ad integrarlo e renderlo più accessibile.

Durante la prima fase del progetto, fino al dicembre 2018, la versione virtuale coinvolgerà circa 8mila giovani.

Anche se l’obiettivo per tutto il 2019 è quello di raggiungere altri 17mila ragazzi, coinvolgendo anche altri Paesi del mondo.

LEGGI ANCHE: Il 20% degli studenti soffre di ansia o depressione: ecco perché

In Erasmus con un clic

Tibor Navracsics, commissario europeo per l’Istruzione, ha affermato che “questo strumento costruirà ponti, connetterà un maggior numero di giovani dell’Ue ai loro coetanei in altri Paesi e contribuirà a sviluppare competenze come il pensiero critico, l’alfabetizzazione mediatica, la conoscenza delle lingue straniere e il lavoro di gruppo”.

Studenti universitari, lavoratori, disoccupati e animatori giovanili verranno messi in contatto attraversi progetti transnazionali, corsi di formazione professionale per imparare le lingue, l’uso del Web e dei social media.

Come avverrà lo scambio? Attraverso dibattiti moderati da “facilitatori” ad hoc.

Ad esempio, ci si “incontrerà” online una volta a settimana per discutere di grandi temi, con l’aiuto di materiale preparatorio che verrà distribuito prima dell’evento.

LEGGI ANCHE: Libri usati universitari: ecco dove trovarli facilmente

Selezioni aperte per i moderatori

L’Erasmus virtuale ha già suscitato un forte interesse nelle università e nelle organizzazioni giovanili.

La ricerca dei “facilitatori” per i dibattiti è ancora aperta: sul sito del programma Ue, infatti, è possibile inviare la propria candidatura.