Il passaggio dalle scuole superiori all’università è del tutto spiazzante, in positivo o in negativo: ci si interfaccia con un mondo completamente nuovo, tra giornate piene di lezioni, pranzi fuori e le “fantastiche” sessioni d’esame.

Ma davvero l’Università è solo questo?

Ci sono molte differenze nel modo di vivere la quotidianità universitaria, in realtà: molti si concentrano solo sullo studio e tengono separata la vita privata da quella accademica; altri vivono di gruppi di studio, passando intere giornate sui libri con i compagni di corso e concedendosi piccole pause; altri ancora prendono residenza nel loro dipartimento alternando studio e svago; e poi c’è una piccola parte di noi che invece si dedica all’impegnativo e appagante mondo della rappresentanza.

L’università: un mondo da conoscere e vivere

Ogni Ateneo e Dipartimento è diviso al suo interno in Associazioni Studentesche, schierate politicamente o indipendenti, che si occupano di portare avanti quello che è il volere degli studenti al meglio delle loro possibilità.

Per semplificarla, si potrebbe dire che è un po’ come la rappresentanza d’istituto, solo un po’ più in grande.

Ogni due anni arriva il momento che ogni rappresentante/aspirante rappresentante aspetta, cioè quello delle elezioni, che permetterà di confermare la propria posizione o conquistarne un’altra.

La rappresentanza universitaria

Molti sono gli organi a cui un rappresentante può aspirare, a partire da quelli interni al proprio dipartimento, come il Consiglio di corso di Laurea, il Consiglio di Dipartimento o la Commissione Paritetica, fino ad arrivare a quelli più generali e quindi più combattuti: il Consiglio degli Studenti, la Commissione di garanzia ADISU, il Consiglio d’Amministrazione e il Senato Accademico.

Il mondo della rappresentanza universitaria è caratterizzato da mozioni, lotte, riunioni, consigli e soprattutto politica – volenti o nolenti.

Tuttavia, questo è un dato oggettivo che potrebbe riferire chiunque in merito alla Rappresentanza Universitaria. Da un punto di vista, soggettivo, però, all’interno di questo universo di cariche e impegni, la verità è che l’unica cosa che davvero accomuna tutti noi rappresentanti è la voglia di fare, la voglia di lasciare un segno, la voglia di poter dire la nostra e di non essere in balia del sistema ormai già predefinito e stampato, nero su bianco.

La vita all’interno delle associazioni studentesche

Molti studenti si chiedono come i rappresentanti riescano a gestire tante cose tutte insieme, ad alternare con tanta facilità momenti di calma e momenti di caotica frenesia, durante i quali li si può vedere facilmente correre senza sosta per il Dipartimento, cercando di svolgere al meglio quelli che sono i loro compiti.

Onestamente, non so come facciano, dove trovino le energie, da dove prendano le risorse per riuscire a incastrare tutto, so solo che, come rappresentante, sono veramente innamorata di quello che faccio.

Mi piace l’idea di sapere cosa succede attorno a me ma, soprattutto, mi piace sapere perché succede; mi piace sapere che, a fine giornata, dopo ore passate sui libri, ci sarà riunione generale, e finalmente allora potrò rilassarmi, respirando un clima di amicizia, collaborazione e soprattutto di risate, tante risate, condividendolo con chi mi capisce e che, come me, ha avuto una giornata infernale ma è comunque felice di poter passare del tempo insieme, anche se solo per qualche ora, a fare ciò che davvero amiamo.

In un’associazione si vince e si perde insieme, ci si conosce, ci si consola e ci si aiuta.

Le cene, le infinite riunioni, le mozioni da presentare nei vari Consigli, le diatribe con professori e rappresentanti di altre associazioni non sono altro che doveri… un po’ come per tutte le associazioni studentesche, anche per UniSmart-Direzione Studenti, di cui faccio parte, la bellezza sta nel suo essere “oltre” una semplice associazione, sta nell’essere complici, confidenti, compagni di squadra.

O, per meglio dire, amici.