Si chiama Problem-based Learning (PBL), apprendimento basato su brainstorming e soluzione dei problemi, ed è un metodo pedagogico nato in Canada negli anni Sessanta nelle facoltà universitarie mediche.

Si basa sul problem solving: gli studenti si dividono in gruppi, ciascuno con un ruolo, e cercano di risolvere concretamente determinati problemi.

In pratica, il processo è molto diverso dal tradizionale insegnamento “top down”, quello basato su lezioni teoriche.

Università brainstorming

In pratica il metodo “PBL” altro non è che una versione moderna della didattica costruttivista, che considera gli studenti quali soggetti direttamente responsabili dell’apprendimento, rendendoli protagonisti del processo cognitivo.

Con l’approccio costruttivista del PBL vengono incoraggiati:

  • brainstorming,
  • ragionare per obiettivi,
  • lavoro di gruppo,
  • responsabilizzazione,
  • cooperazione degli studenti,
  • capacità di apprendere da soli dall’esperienza concreta,
  • trovare soluzioni creative, flessibili e personalizzate.

In tutto questo il docente è una specie di “facilitatore” che corregge gli errori più evidenti degli studenti, indicando i possibili percorsi di ricerca.

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Università e aziende insieme

Inoltre, spesso i progetti vengono condotti in partnership con aziende vere e finiscono nel portfolio degli studenti rendendoli più appetibili per il mondo del lavoro.

Im Italia, gli ITS varati nel 2010 e ancora in fase embrionale quanto a numeri (hanno appena 8-9mila studenti contro i quasi 800mila della Germania) funzionano benissimo: l’82% dei neodiplomati trova lavoro, nel 90% dei casi coerente col percorso di studi (dati Miur).

Concentrati soprattutto nelle regioni industriali, i circa 100 ITS hanno un percorso di studi di due-tre anni, con il 30% del tempo trascorso in stage e il 50% dei docenti “prestati” dalle aziende.

fonte: IlSole24Ore