In Italia, tra scuola e università, sembra esserci un record di promozioni e voti alti!

Diplomati con 100 e lode, laureati con 110 e lode, insomma, una marea di studenti bravi ai limiti dell’eccellenza.

Tutto questo “pozzo di scienza” corrisponde esattamente alla realtà?

Sono tutti studenti veramente bravi e preparati ad affrontare anche le situazioni difficili e complesse nel mondo del lavoro, oppure sono il frutto della magnanimità e generosità dei docenti?

Per quanto attiene la scuola è da tempo ormai che la percentuale degli alunni promossi alle classi successive e agli esami di maturità sfiora il 100% e sono incrementati gli alunni che hanno superato l’Esame di Stato con il massimo dei voti e la lode e questo è un dato molto significativo perché è particolarmente concentrato nelle regioni meridionali.

E i voti all’università?

Per quanto attiene l’Università, invece, i corsi di laurea in cui si concentrano il maggior numero di laureati con il massimo dei voti e la lode sono quelli dell’area umanistico-giuridica.

Al contrario un numero inferiore di laureati con lode si riscontrano nelle discipline scientifiche.

È necessario fare una considerazione dal momento che molti giovani laureati con la lode, con in mano il titolo di studio in discipline umanistico giuridiche, hanno creato non poche difficoltà di valutazione delle commissioni giudicatrici dei pubblici concorsi.

Infatti sono stati riscontrati negli elaborati scritti dei partecipanti ai concorsi pubblici che molti candidati avevano commesso grossolani errori grammaticali, sintattici, di concordanza verbale e, addirittura di ortografia.

E questi madornali svarioni si sono evidenziati soprattutto nelle prove concorsuali per l’accesso all’insegnamento e nei concorsi per l’accesso alle carriere giudiziarie, cioè i concorsi in magistratura.

Gli esaminatori hanno, infatti, riscontato un numero considerevole di errori nelle strutture della lingua italiana.

Il mondo del lavoro è diverso

Tuttavia dobbiamo dire che uno studente può anche diplomarsi e laurearsi col massimo dei voti e la lode, ma questo valore deve essere praticamente dimostrato nel mondo del lavoro.

Un mondo complesso in cui si richiedono competenze altamente qualificate.

Se così non fosse il voto massimo conseguito diventerebbe un risultato sterile.

Ciò va detto soprattutto per il fatto che la classe politica italiana sta pensando di abolire il valore legale del titolo di studio.

Un’operazione che produrrebbe un ulteriore livellamento dell’istruzione e una caduta di stile verso il basso.

In passato si usava dire per definire l’asprezza dei tempi mala tempora cucurrunt o currunt: oggi, invece, si dice mala tempora sunt.

Mario Bocola