Quante volte avreste voluto contestare il voto di un esame universitario?

Pochi studenti, tuttavia, sanno che è possibile farlo attraverso due modi: rivolgendosi direttamente alla Commissione esaminatrice oppure facendo ricorso al Tar.

Per fare questo, però, è necessario che lo studenti sia in grado di provare l’ingiustizia della valutazione.

Uno dei metodi più “semplici” è dimostrare che il test scritto conteneva domande non incluse nel programma d’esame.

Ma quando si tratta di un esame orale, le cose si complicano e non poco!

Contestare il voto di un esame: come si fa?

Non crediamo ci sia bisogno di sottolinearlo, però prima di fare un reclamo assicuratevi di avere a disposizione validi elementi che possano provare l’ingiustizia subita.

Questo perché la possibilità di contestare un voto d’esame si scontra con la discrezionalità della valutazione riconosciuta per legge ai docenti.

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Quando si può contestare un voto?

L’esame orale può essere contestato quando:

  • l’esaminatore sottopone lo studente a forti pressioni, provocando uno stress psicologico che gli impedisce di organizzare una risposta completa ed articolata;
  • l’esaminatore non concede allo studente il tempo per rispondere al quesito. Il margine di tempo deve essere commisurato alla complessità della domanda.

Per quanto riguarda gli esami scritti, il reclamo viene preso in considerazione quando:

  • lo studente dimostra che nella prova scritta ci sono domande non previste nel programma d’esame approvato dal professore;
  • il compito viene ritirato prima del termine stabilito;
  • la valutazione numerica non rispetta i criteri precedentemente stabiliti dal docente.

Come fare materialmente ricorso?

Lo studente può scegliere di procedere alla contestazione in due modi:

  • con un reclamo davanti alla Commissione esaminatrice;
  • con il ricorso al Tar;

La prima soluzione è sicuramente la più rapida e la più economica.

Dopo l’attribuzione di una votazione ingiusta, lo studente può rivolgersi direttamente alla stessa Commissione esaminatrice, nonché al Direttore di dipartimento ed infine al Rettore dell’università.

Molti atenei disciplinano espressamente nel loro statuto le modalità e le tipologie di reclamo.

Se le argomentazioni sono valide, allo studente viene data la possibilità di sostenere nuovamente l’esame davanti ad una Commissione diversa.

La seconda soluzione è senza dubbio più lunga e può rivelarsi anche molto costosa.

Per proporre il ricorso, infatti, è necessario essere assistiti da un avvocato specializzato in diritto amministrativo, con una spesa che oscilla dai 3.000 agli 8.000 euro.

Il ricorso deve essere presentato entro e non oltre 60 giorni dallo svolgimento dell’esame e si deve basare su uno dei seguenti motivi:

  • l’eccesso di potere della Commissione esaminatrice o del singolo docente;
  • l’ingiustizia manifesta del voto.

Se il Tar adito non accoglie il ricorso, ci si può rivolgere al Consiglio di Stato, che svolge la funzione di II grado di giudizio per la giustizia amministrativa.