All’Università si insegna la ricetta di come essere felici: è il senso del laboratorio per aspiranti infermieri sulla scia di uno dei corsi più gettonati a Yale.

Essere felici: poca teoria, saranno lezioni pratiche, con tanto di abbracci e meditazione buddista.

Il corso «Quando siete felici fateci caso. Neuroscienze e psicologia della felicità», a Torino, prevede tanto di esercizi e compiti a casa.

Il primo corso universitario in Italia per imparare ad essere felici

«La felicità è un’emozione primaria che possiamo educare, basta allenarsi – spiega il neuroscienziato Andrea De Giorgio, che terrà il corso a febbraio -. Molti studenti, in generale, sembrano spenti e con poco entusiasmo. Per gli infermieri che hanno a che fare col dolore è importante trasmettere positività. Questo corso è il primo in Italia».

Il corso è opzionale, dura tre giorni, otto ore al giorno, per trenta studenti.

Si parte dalla definizione di felicità. «Una studentessa mi ha detto che per lei la felicità è stata la nascita del figlio. Ma è qualcosa di quasi irripetibile».

Ecco perché, invece di concentrarsi su eventi clamorosi, la ricetta di De Giorgio prevede di «educare la mente a non dare nulla per scontato».

Uno degli esercizi consiste nel raccontare le cose belle dell’ultimo anno. Poi il cerchio si stringe: l’ultimo mese, l’ultima settimana, oggi. Così si impara ad apprezzare le piccole cose.

Esperimenti in giro per la città

«In piazza Castello chiederò agli studenti di osservare i passanti e poi di fare delle gentilezze, come raccogliere qualcosa caduto a terra. È banale, lo so, ma sono le relazioni e non i soldi che fanno la felicità. Fare del bene è la cosa che più ci fa felici. Spesso non lo facciamo per timidezza».

A Porta Nuova «rifletteremo su come i pregiudizi, ad esempio sui migranti, possono frenare atti di gentilezza e, così, impedirci di essere felici». Tra i compiti a casa, i ragazzi dovranno tenere un «giornale della felicità e delle qualità», in cui scrivere le cose belle della giornata e quali qualità hanno esercitato.

Il corso poi punterà ai percorsi per far felice il malato, provando a mettersi nei suoi panni.

Il laboratorio fa parte dei metodi innovativi che l’Università sperimenta, spiega la vicerettrice Lorenza Operti, come ad esempio il corso di nefrologia con video-interviste ai pazienti da guardare in aula. «Insegniamo ai docenti a innovare le lezioni e valuteremo i risultati delle sperimentazioni».