L’Italia, dal punto di vista universitario, è letteralmente spaccata in due: sempre più studenti e laureati meridionali, infatti, fanno le valigie e vanno al Nord.

Nelle università del Mezzogiorno c’è stato un crollo delle matricole: tendenza che rischia di condannare molte università del Sud.

A puntare i riflettori sul fenomeno è uno studio della Rivista Economica del Mezzogiorno, pubblicata da Svimez.

Università del Sud sempre più svuotate

La ricerca parla di un “flusso migratorio unidirezionale”, che spinge letteralmente gli studenti del Sud verso il Nord.

In dieci anni, dal 2006 al 2016, le università del Sud Italia hanno perso il 22,4% dei propri immatricolati.

Giusto per dare un’idea, le matricole perse sono più degli immatricolati residenti: due esempi su tutti sono Lazio e Sicilia.

In Italia la spesa per l’istruzione terziaria è al di sotto della media UE: qui si spende lo 0,8% del PIL, mentre la media degli altri paesi europei è dell’1,8%: a pagarne maggiormente le spese sono sempre gli atenei meridionali.

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Il Sud ha perso 200mila laureati dal 2000 ad oggi

Dal 2000 sono stati almeno 200mila i giovani laureati che hanno lasciato il Meridione per trovare casa e lavoro da Roma in su.

Con perdite per niente indifferenti per le regioni del Mezzogiorno. Ecco alcuni tassi di uscita degli studenti.

In Abruzzo è solo il 4%, in Campania il 23%, in Sardegna il 36%, in Sicilia il 43%, in Puglia il 51%, in Calabria il 53%, in Molise il 61% e in Basilicata addirittura l’83%.

Tra il 2004 e il 2015 il numero di immatricolati residenti al Sud ma iscritti ad un corso di laurea al Centro-Nord è passato dal 18% al 26% del totale degli immatricolati meridionali (con i magistrali la quota sale al 38%).

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