Forse in tanti non sanno che all’Università Cattolica di Milano, nel 1971, una studentessa è stata massacrata con decine di coltellate.

E cosa ancora più orribile, è che a distanza di quasi 50 anni non si conosce l’omicida di quella povera ragazza.

Se studiate alla Cattolica di Milano o vi siete trovati da soli nel bagno della vostra università, e siete facilmente impressionabili, non continuate a leggere.

Il delitto della Cattolica

Siamo a Milano, in un afoso sabato 24 luglio del 1971, e Simonetta era felice poiché di sera sarebbe partita per le vacanze in Corsica.

Simonetta Ferrero, di 26 anni, si era laureata due anni prima in Scienze Politiche proprio alla Cattolica.

Di famiglia cattolica e benestante, tramite l’aiuto del padre – funzionario Montedison – era riuscita ad entrare nella stessa azienda con l’incarico di responsabile delle assunzioni dei neolaureati.

Di lei si sa che era una ragazza tutta casa e chiesa, mai nessun problema, sempre alla larga dai problemi e senza troppi grilli per la testa. Una ragazza tranquilla.

Quel sabato mattina Simonetta era uscita per sbrigare le ultime commissioni prima, appunto, della partenza. Tuttavia, di lei non si ebbero più notizie fino a sera: e allora la preoccupazione dei genitori si fece subito forte, tanto da denunciarne la scomparsa.

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Milano, 26 luglio 1971

Due giorni dopo, alle 8,45 di lunedì 26 luglio, all’Università Cattolica c’è parecchio movimento. Di certo strano!

Giornalisti di cronaca nera, volanti della polizia, persino la squadra omicidi.

Tutto questo trambusto perché un giovane seminarista, poco prima, aveva fatto la macabra scoperta del cadavere di una ragazza.

Cadavere ritrovato nei bagni femminili che si trovano vicino la scala G. Purtroppo scatta la prima immediata domanda: come mai il seminarista era nei bagni femminili?

La sua risposta alla domanda fu che in seminario lo avevano abituato a non sprecare nulla; e poiché passando da lì aveva sentito l’acqua scorrere all’interno del bagno, è entrato per chiudere il rubinetto.

Ed è stato lì che ebbe davanti una scena a dir poco raccapricciante: una ragazza al centro della stanza, in una pozza di sangue, con a loro volta pareti, porte, lavandini e finestra schizzate e strisciate di sangue raggrumato.

Decisamente un film horror, che però di finzione aveva ben poco.

Un omicidio brutale

La ragazza, come constatò anche la polizia, sembrava morta non da poco e, tramite la carta d’identità all’interno della borsa, gli agenti ebbero la certezza di avere davanti il cadavere di Simonetta Ferrero.

Proprio quella Simonetta Ferrero di cui avevano ricevuto la denuncia per scomparsa appena due sere prima.

Tramite l’autopsia si accertò che era stata uccisa con 44 coltellate, tra volto, collo e addome, e che era morta proprio la mattina della sua scomparsa, ossia sabato 24 luglio.

Vista la brutalità dell’omicidio, le indagini furono subito serrate e a tappeto. Tuttavia, cercando nella sua vita, non furono trovati fidanzati, ex o persone che la odiassero a tal punto da commettere un gesto tale.

Gli inquirenti si soffermarono anche nella vita professionale di Simonetta: era lei che faceva i colloqui di lavoro ai candidati. Ma anche lì, niente. Nessun indizio.

Nessuno l’ha sentita?

Altra domanda: che ci faceva in un bagno dell’università in un sabato di fine luglio?

Questa è rimasta una domanda ad oggi senza risposta: la ragazza era laureata da due anni ed era tornata lì solamente una volta per prendere delle dispense. Tuttavia, la tesi più accreditata, anche perché forse l’unica che non necessità risposte, è che si sia trattato di una tragica fatalità. Anche perché la Cattolica si trovava proprio nel tragitto che avrebbe compiuto quella mattina.

Questa tesi è supportata dal fatto che forse doveva andare in bagno, proprio come certifica l’autopsia: la sua vescica, infatti, era vuota.

Però rimane il mistero su chi potesse trovarsi in quei bagni, con un lungo coltello e con tutto questo istinto omicida.

Altre domande si riferiscono alla dinamica dell’omicidio: Simonetta si è difesa fino alla morte (lo testimoniano le ferite e i frammenti di pelle sotto le sue unghie).

Questo, quindi, lascia immaginare che avrà gridato: possibile che nessuno abbia sentito le sue grida disperate? Anche perché, è stato appurato anche questo, in Cattolica c’erano almeno 50 persone, tra studenti e personale. Di cui alcune proprio accanto a quei bagni.

Ma anche questo interrogativo si risolse con dei lavori che alcuni operai stavano facendo, con il martello pneumatico, in prossimità della scala G.

Furono interrogate 350 persone… ma non emerse nulla!

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Nel 1993 una lettera anonima

Una nuova pista si aprì quando il 23 ottobre 1993, al prefetto di Milano Achille Serra, fu recapitata una lettera anonima, con la sigla T.B., contenente alcuni riferimenti all’omicidio della Cattolica.

Ma anche del seguito di quella lettera si seppe ben poco.

Ciò di cui si ha certezza è che Simonetta Ferrero incontrò una morte orribile in un sabato di luglio, e che ad oggi, purtroppo, non si riesce a dare risposta su chi possa averla massacrata con 44 coltellate.