Le dimissioni dell’On. Fioramonti, la cui notizia è giunta nel periodo di festività natalizie, ha colto sia gli addetti ai lavori, sia il grande pubblico, di sorpresa.

Questo perché, in politica, solitamente si minacciano dimissioni per ottenere ciò che si vuole.

Oltretutto, ha colpito la motivazione. È vero che, secondo una sua dichiarazione di settembre, appena prima dell’insediamento al ministero, ha dettato le sue condizioni, dicendo che volesse 1 miliardo in più per la scuola e per la ricerca.

Ma appunto, solitamente in politica si dettano le condizioni, ma poi si ritrattano le dichiarazioni.

Noi di Unilab-Svoltastudenti siamo dispiaciuti di aver perso un interlocutore con una comune visione per una delle battaglie che più ci stanno a cuore, basti pensare alla petizione di cui noi siamo stati dei co-presentatori, per capire l’importanza da noi data alla richiesta di maggiori fondi.

Due ministeri per Università e Istruzione per il post Fioramonti

Dopo le dimissioni dell’onorevole, è stato deciso di scorporare il ministero della pubblica istruzione, dell’università e della ricerca in due dicasteri (ministeri con portafoglio, NdA).

La decisione dei ministri è caduta su Lucia Azzolina, già sottosegretario all’istruzione al ministero con Fioramonti, nonché sindacalista nel comparto scuola, come nuovo ministro della pubblica istruzione, e su Gaetano Manfredi, già magnifico rettore dell’Università di Napoli Federico II, e presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), al Ministero dell’Università e della Ricerca.

Questa decisione di scorporare il MIUR sembra una diretta conseguenza e risposta alle dichiarazioni di poco coraggio del governo, fatte dall’ex ministro.

Oltretutto, questa decisione fa presagire un molto richiesto aumento di fondi del governo a questo comparto, che si spera serva a donare nuova linfa al settore, e che non sia semplicemente una misura di facciata, in cui i due dicasteri risultanti debbano battagliare per gli stessi fondi a cui in precedenza aveva accesso il MIUR.

In aggiunta al cauto ottimismo che questa scelta può suscitare si devono anche considerare le persone messe alla guida di questi ministeri.

Da una parte abbiamo una giovane donna fresca di abilitazione a dirigente scolastico, dall’altra abbiamo il rettore di una delle università più grandi d’Italia, e oltretutto una persona che ha già esperienza su quali siano i problemi dell’università e ricerca in Italia vista la sua esperienza con il CRUI.

In definitiva, si può pensare che questa scelta di gestione operata dal governo lasci molte opportunità che ci si auspica che il governo abbia preso in considerazione e che questa misura non si tratti di un trucchetto politico operato dalla classe politica per offrire un diversivo per continuare sulla strada tracciata dalle precedenti amministrazioni.

Alessandro Mantani
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