Avete mai sentito parlare dell’effetto boomerang? Questa espressione è utilizzata di frequente sia nelle teorie della comunicazione sia in psicologia sociale.

Come ogni considerazione attendibile e degna di nota, la sua formulazione affonda le radici in un concetto tanto incisivo quanto essenziale: si definisce effetto boomerang il risultato contrario alle nostre aspettative, prodotto dal messaggio inviato, poiché, probabilmente, tale messaggio è strutturato male e produrrà quanto meno l’effetto opposto.

Gli argomenti usati, deboli o carichi di pensieri negativi, daranno origine ad un messaggio non efficace o controproducente.

L’esempio lampante ci è dato dal semplice rapporto interpersonale, in quanto basta una parola di troppo o una riflessione esageratamente soggettiva a cambiare le carte in tavola: gli amici diventano nemici, i vecchi amori vengono riposti in quella superflua, ma difficile da gettare via una volta per tutte, scatola polverosa sotto il letto e i familiari si fanno, inconsciamente, meri portavoce del più scontato proverbio della storia “parenti serpenti”.

Che questo fantomatico, ma a quanto pare molto efficace, effetto boomerang possa essere esteso anche ad altre classi di studio ormai è evidente.

Dalla cucina al letto… e viceversa! L’effetto boomerang

In una situazione come quella che il nostro da noi tanto amato mondo sta vivendo in questo ancora acerbo anno, sembra che non serva avere lo scienziato più riconosciuto a livello globale per carpire il pensiero comune circa la nascita di un nuovo virus e la sua conseguente, oltre modo disastrosa, diffusione.

Di questi tempi, pertanto, il percorso per arrivare alla verità è davvero breve: esso si traduce in un continuo affannarsi per raggiungere la cucina, dal letto. Curioso come questo faccia almeno un po’ pensare al borioso, almeno per chi non la pensava come lui, pendolo schopenhaueriano, che oscilla continuamente tra due distinti, eppure connessi, stati d’animo, quali dolore e noia.

Dunque, analizziamoli velocemente.

Si parte dal letto, dopo essersi svegliati da una notte pressoché accettabile in cui nessun pensiero ha disturbato il meritato, si spera, riposo e ci si reca celermente in cucina. Questo tragitto è cruciale perché si oltrepassa il corridoio, il locus horridus destinato alla riflessione apocalittica che sarà a breve esplicitata.

Si varca la soglia e, finalmente, si è in cucina, dove solo la colazione distrae la mente dai pensieri deprimenti che stanno prendendo forma concreta. Solo allora avviene il verdetto, perché il confronto con i propri simili è la vera goccia che fa traboccare il vaso: i familiari aprono la giornata con un “hai già guardato il telegiornale stamattina? I casi sono ancora in aumento”.

E fu così che il proposito meno egoista di tutti, quello della mente umana, la quale, silenziosa, avrebbe relegato i pensieri brutti in un angolino lacustre e li avrebbe sepolti sotto miliardi di altre informazioni, venne surclassato dal sorprendente e sconcertante incipit dell’effetto boomerang: il messaggio che la nostra mente capta è stato, purtroppo, inviato in maniera scorretta, pertanto recepiamo solo il lato negativo della domanda che ci è stata posta, poiché negativa è stata la sua prima formulazione.

Checché se ne dica, non è poi così difficile sviare le precise, ordinate, ma ardue da percorrere, “strade” di cui consta il cervello umano. Tuttavia, è solo ora che arriva la parte più interessante: dopo che ci si è crogiolati per qualche momento nella propria interiore crisi depressiva, dopo averla successivamente condivisa con i propri simili, solo in quell’ esatto momento l’uomo si trova di fronte ad un bivio. Egli è chiaramente entusiasta di poter forse riprendere il controllo della propria via, strappatogli via tempo prima da qualcosa di umanamente incontrollabile.

Le scelte sono due: restare a casa, vivendo quella quarantena che nei film si è sempre immaginato di vivere con una certa scarica di adrenalina, oppure trasgredire, per diversi e variegati motivi quali “tanto la fine è vicina, voglio godermi la vita” o ancora “è tutto un imbroglio politico, non ci credo”.

Questa è paura. Essa si manifesta sotto diverse forme in relazione al carattere di ognuno ed è la prima vera causa della diffusione del virus. Immaginare questa prospettiva può essere difficile, ma basti pensare al connubio tra il sentimento che genera la paura, la quale dapprima paralizza e successivamente fa commettere azioni che correntemente definiamo irresponsabili, e l’effetto boomerang. Il risultato è devastante.

E se potessimo tornare indietro?

A prescindere dall’approccio al contenimento di un virus pericoloso e alle restrizioni alle quali l’uomo, essere dinamico e instancabile, è tenuto a rispettare rigorosamente, sarà forse necessario anche notare che in 200.000 anni non si è riusciti a sviluppare un modo più efficace per far passare notizie e commenti che non sia l’intimorire? D’altra parte, la sconfitta avviene anche sul fronte della risposta, in quanto di fronte ad una richiesta spasmodica di rispettare delle norme stringenti, severe, il desiderio di continuare a vivere la propria vita e di poter tornare indietro nel tempo è forte e porta ad atti sconsiderati da parte di chi, per fortuna in alcuni casi e purtroppo in altri, è debole di animo.

Dunque, se si potesse tornare indietro nel tempo, senza, però, perdere la consapevolezza di ciò che accadrà e l’esperienza derivata dal fatto di aver vissuto già quella situazione, di certo si troverebbe un farmaco per il virus, ma siamo sicuri che troveremmo, invece, una cura per la mala informazione e trasmissione dei messaggi, ponendo una volta per tutte fine a questo ciclo infinito creato dal mostruoso effetto boomerang?