Ricerche non proprio Istat dimostrano che l’abitante tipo di Milano combatte quotidianamente contro i perfezionismi estetici.

Qui, neanche l’universitario riesce ad essere esente dalle tendenze stagionali. Questi alcuni esempi delle razze tipo all’interno dei nostri campus:

DONNA TROPPO TRUCCATA SEMPRE EVITATA

tendenzialmente bionda, alta 1.75 cm ma non consapevole di esserlo; non resiste al fascino del tacco e decide di indossarlo anche durante le ore in biblioteca che trascorre accavallando le gambe, su una sedia, sotto un banco, accovacciata.

Impeccabilmente dipinta, decora il suo viso con stucchi d’ogni genere cosi da potersi condurre direttamente ad eventi mondani, semplicemente ritoccando il contorno labbra nei bagni di facoltà.

La contraddistinguono catenacci vaccini, gioiellami tanto dorati quanto plasticosi; raffinati lampadari le incorniciano il viso già al mattino, “delicatissime” fragranze fiorate coprono gli spietati olezzi.

collata quanto basta lamenta le altrui occhiate quasi interrogandosi sui moventi che tanto spingono il neurone maschio a fissarle con freddezza le suadenti mammelle.

I CLASSICI

tedesche giacchette nere e pantalone di fustagno per lei, pullover di lana a collo alto quattro stagioni per lui.

Attenti arredatori di tristi ed abbandonati armadi standard; intramontabile la pesantezza del tessuto anche a giugno, quando i riflessi del sole sulla lana rasata del maglione dolcevita rendono difficile per chiunque lo indossi ogni tipo di relazione sociale. Solitamente comprano in stock.

I FIGHETTI (ma non gli sbocciatori!)

la categoria più insultata dagli aspri ed anonimi commentatori di Spotted. Li riconoscete perché addosso a loro tutto trasuda soldi, pure i lacci delle scarpe.

Mostrano con fierezza le iniziali sulle camicie d’alta sartoria, stringono i pantaloni con cinture di Burberry ed Hermes, portano a passeggio borse da 3000 euro riempite con libri, schiscette, bottiglie d’acqua, spazzatura, creme solari, pacchetti di Merit gialle lasciati nei dimenticatoi più remoti. Segno distintivo: le Hogan.

I MODAIOLI

loro la moda non la vestono, la masticano. Affamati di tendenza sono indifferenti alla vecchie regole dello stile: dicono sì ai geometrici quadretti abbinati con le righe più simmetriche, e no al senso logico di Giorgio Armani.

Recitano il vangelo secondo Chanel e le uniche letture in cui si impegnano sono i blog dei loro “fashion influencers”. In Università, come in Via della Spiga sfilano diveggiando tra i distributori automatici.

Sono l’invidia di quelli che la mattina riescono a mala pena a non confondere il reggiseno con le mutande. Ivi vi rientrano gli Hipster (banale descriverli).

GLI SPORTIVI

parola chiave diventa la “comodità”. Il periodo di esami lo affrontano selezionando capi che ad occhio e croce simulerebbero il pigiama, ma che con allenamento riconoscerete in tute e felpe.

Temerari quelli iscritti alla Cattolica ed alla Bocconi: affrontano il palcoscenico mondano di due mondi patrizi, raccogliendo più critiche che stime; sfidano gli occhi crudi dei passanti, divengono facili mire da fotocamera e, come Rocky sul tappeto difendono la tuta con la vita e con la morte.

E poi ci sono quelli con le Nike free Run ai piedi sotto i jeans che, vi piacciano o no, sono fighi come le vacanze nella Isla Bonita.

I NORMALI

e infine loro, quelli che ci piace definire semplicemente i normali.