Studenti fuorisede, si parla di voi, della dura strada intrapresa quando, allontanandovi dalle braccia di mamma, sapevate che nessuno vi avrebbe mai più stirato le camicie.

In particolare, oggi siamo qui riuniti per onorare il santo cibo, quello che grazie ai corrieri ci viene recapitato con il famoso pacco.

L’emozione del campanello suonato dal corriere diventa inspiegabile quando la dispensa si svuota e l’unico alimento a disposizione pare il batterio dell’acqua corrente.

Che siate terroni, italiani del centro, o fuorisede provenienti dal nord, la gioia di tornare a casa è condivisa all’unanimità da quella di un pasto caldo, senza preparati per brodo o pesti strappati al bancone frigo.

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Il pacco dello studente fuorisede del Sud

Qui ci concentreremo sul fuorisede meridionale e saremo lieti di elencarvi gli stereotipi che tanto hanno reso il pacco di viveri così famoso ed indispensabile.

LE CONSERVE: indispensabili come il meteo al mattino.

Gelosamente preparate da madri e nonne, sughi pronti per saziare anche i palati più raffinati, sterilizzati sotto ebollizione, la salvezza di chi non sa fare manco la pasta col tonno. Rientrano nella categoria anche verdure sott’olio e sott’aceto.

L’OLIO: l’olio prodotto in casa dagli antenati in vita, quello del frantoio vicino casa.

Diverso da quello smerciato nei supermercati, passibile di degustazione per spiegare all’amico polentone che il vero olio extra vergine è quello che prende forma quando il nonno trascorre la domenica a schiacciare le olive.

IL PANE: Il pane non è mai come quello della città d’origine e, non ne conosciamo il motivo.

Pure i fuorisede a Napoli preferiscono che gli arrivi quello del forno di fiducia, piuttosto che acquistarlo al supermercato. Scorte indispensabili quelle fatte dai trapiantati al Nord dove l’unico pane che viene mangiato è quello della Mulino Bianco.

SALAMI, SOPPRESSATE, SALSICCE: quelle inserite nel pacco viveri con due intenti fra loro diversificati:

A) esigenze personali, panini strepitosi e attaccamento alla madre patria;

B) emozionare gli altri tagliandone una fetta: regalati in occasione di apertivi e cene in compagnia, sono il sollazzo di chi la soppressata l’ha sentita nominare solo a Zelig.

I PIATTI PRONTI: sono quelli da congelare e scongelare all’evenienza.

Parmigiana, pasta al forno, polpette, cotolette; quei salvavita che ci evitano l’acquisto dei Quattro salti in padella.

LA FRUTTA: come se mamma e papà la raccogliessero apposta per noi.

Ci tengono alla nostra ricarica vitaminica.

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I PIATTI TIPICI: a seconda del luogo di provenienza, arrivano fedeli e compatte le ricette più amate dai nostri fuorisede.

Trattasi di cannoli, cassate, pizza alla romana, panzerotti, polenta, focacce genovesi, riso patate e cozze, pasta e fagioli ecc. Insomma tutto ciò di cui abbiamo bisogno per ricordarci da dove veniamo.

L’IMPENSABILE: “Offriteli agli ospiti, sai quando qualcuno viene a trovarti”, dice soddisfatta la madre.

Frutta secca, crodini, formaggi tartufati, taralli, alimenti gastronomici che non solo non avevate richiesto ma che non sapreste nemmeno quando mangiare.

I DOLCI: “Tranquilla amore, qualcosa che può essere facilmente spedito”, “niente di impegnativo e pesante, un panettone semplice”, dicevano.

12 strati di pandispagna, 8 uova, 3 barattoli di nutella, 5 confezioni di panna montata, il coltello di roccia per tagliarla.