In Italia un lavoratore su tre svolge un lavoro non in linea con gli studi superiori svolti; e solo il 50% dei diplomati va all’università.

Sono pochissimi, invece, quelli che seguono studi post-secondari o terziari, alternativi ai corsi di laurea.

Durante un convegno sull’università, infatti, sono stati snocciolati i numeri che riguardano l’Italia e il suo sistema accademico.

L’Italia secondo i dati Ocse

Dal documento Ocse (Getting skills right) emerge che in Italia “il 35% degli occupati (in Germania è 1 su 5, in Svizzera 1 su 8) svolge un lavoro che non ha alcuna relazione con il proprio percorso di studi“.

Le motivazioni rispetto a questo fenomeno, tuttavia, non sono stati ancora compresi del tutto.

Inoltre, “a fronte di un 21% di occupati sotto-qualificati e di un 6% privo delle competenze adeguate all’occupazione svolta, vi è un 18% di occupati sovra-qualificati e un 12% di personale provvisto di competenze superiori a quelle necessarie per la propria occupazione”.

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Chi si diploma in tecnici o professionali non va all’università

Dai dati emerge che i diplomati in istituti tecnici e professionali sono quelli che più di tutti non si iscrivono ad un livello terziario.

Questo perché, secondo il ministro Fedeli, non possono ancora contare su un’offerta di percorsi di studi adeguata al loro profilo ed alle loro aspettative.

Per quanto riguarda gli abbandoni, nel 2016/2017, circa l’11% degli immatricolati (32.194 studenti) ha lasciato gli studi.

Per gli studenti diplomati in istituti professionali, l’abbandono è del 25,1% (3.844 studenti). A seguire i tecnici con il 21% (12.544 studenti) e i licei con il 6,9% (12.937 studenti).

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