Dai dati forniti da AlmaLaurea esce fuori uno scenario non proprio perfetto della situazione universitaria in Italia.

Prendendo in esame gli anni di carriera universitaria di circa 259mila studenti laureati nel 2018 -sui 280mila totali-, i risultati evidenziano la triste situazione che riguarda le possibilità disponibili e le esperienze vissute dai neolaureati, concludendo con le loro prospettive e speranze per gli anni futuri.

Secondo i dati, solo il 23,4% dei neolaureati presi a campione ha usufruito di borsa di studio.

Per quanto riguarda le esperienze fuori dai confini nazionali, soltanto il 13% ha svolto un periodo di studi all’estero, contemporaneamente al conseguimento della carriera universitaria, di cui solo l’8,9% grazie a Erasmus o ad un altro programma di mobilità studentesca dell’Unione Europea.

Una percentuale che contrasta con un deludente 86,8% che non ha mai compiuto un viaggio all’estero per motivi di studio.

Universitari ed esperienze lavorative

Tra gli studenti intervistati, solo il 24% ha provato esperienze occupazionali coerenti con gli studi che stava conseguendo.

Il 65,4% dei laureati del 2018 dichiara di aver avuto esperienze lavorative durante gli anni di studi, di cui prevalentemente per mantenersi.

Dati onorevoli dei nostri ragazzi, che continuano mostrando come una grande parte di loro (il 55,6%) ha scelto, o si è semplicemente trovato, occupato in lavori occasionali o stagionali, o semplicemente a tempo parziale.

Tra le esperienze più importanti della carriera universitaria, risalta il tirocinio, la pura occasione di apprendere professionalità e competenze direttamente a contatto col posto di lavoro, colleghi e superiori. Eppure, nonostante la sua rilevanza, solo il 59% ha potuto sfruttarla.

E il futuro?

Le preferenze tra settore pubblico e privato sono quasi inesistenti, con un quasi pareggio di 54,1% (settore pubblico) a 54,9% (settore privato).

L’affidabilità dell’impiego e la maggiore possibilità di guadagno vanno invece per la maggiore.

Tra l’80% e il 90% dei presi a campione sceglierebbero un lavoro a tempo pieno con contratto a tutele crescenti, contro il 28,8% che preferirebbero essere lavoratori autonomi o per proprio conto.