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In Italia 26.800 docenti universitari precari: prendono meno di una colf

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In Italia ci sono docenti che prendono meno di 10mila euro all’anno: sono 26.869 i docenti universitari precari, e – come denuncia La Verità – la loro situazione non è certo eclatante.

Si tratta dei professori a contratto, insegnanti a tutti gli effetti, ma senza il ruolo: docenti senza nemmeno un ufficio dove incontrare gli studenti.

Docenti con 900 euro lordi al mese

La loro vita non è facile. Saltano da un treno all’altro e da una materia all’altra. Solo così riescono a mettere insieme uno stipendio che consente di tirare avanti. Con molti sacrifici.

Luca Cianciabilla, bolognese, 44 anni, per esempio – riporta il quotidiano di Belpietro – insegna per 36 ore l’anno a Firenze, all’Università, poi si divide tra la Cattolica del Sacro cuore di Milano e l’Alma Mater, viaggiando da Bologna a Ravenna.

Il suo stipendio lordo è di 900 euro lordi al mese.

I precari di questo tipo in Italia hanno segnato il record nel 2017. Le assunzioni infatti sono di fatto bloccate come il turnover, attualmente limitato al minimo. La stessa situazione si deve applicare ai ricercatori.

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I precari sono 27mila

Nulla invece è cambiato, anzi la situazione è peggiorata. Lo dimostrano i dati diffusi dal Miur sul 2017. I precari sono aumentati del 11,7% rispetto al 2016 con 3mila docenti senza ruolo in più in 12 mesi.

Nel 1998 questi docenti erano 16.274, nel 2017 sono diventati 27mila. A fronte di 32.917 regolarmente assunti negli Atenei.

Da sottolineare inoltre le retribuzioni. Ognuno guadagna dai 25 ai 100 euro lordi all’ora. La media tuttavia è di 30 euro ogni ora. Ovviamente si pagano solo le ore di corso, restano senza retribuzione le ore per preparare le lezioni e quelle dedicate a seguire gli studenti. Ma questa è la statistica ufficiale in base alle ore di insegnamento.

La Flc-Cgil ha calcolato che in base al lavoro effettivamente svolto, ore di preparazione delle lezioni, incontri con gli studenti e così via, i docenti precari si mettono in tasca appena 7 euro nette all’ora. Meno della maggior parte delle colf e delle baby sitter che lavorano nel nostro Paese.

Più insegnamenti

L’unica possibilità di mettere insieme un reddito sufficiente per questa categoria di insegnanti è avere più insegnamenti, come spiega sul giornale di Belpietro Barbara Gruning, del coordinamento precari e docenti a contratto. All’inizio tali docenze senza assunzione erano state introdotte come collaborazioni occasionali, affidate a professionisti di altri settori per arricchire con le loro competenze i corsi tradizionali. Poi gli Atenei avrebbero cominciato ad abusarne, per aumentare i docenti nonostante il blocco delle assunzioni.

In sostanza si è utilizzato il precariato per far fronte ai tagli e far sopravvivere l’istituzione dell’Università, afferma il quotidiano. Senza queste figure sottopagate le Università – fa notare La Verità – sarebbero implose.  Per questo si è giunti all’attuale esercito di professori universitari a partita Iva.

Chiedono cambiamenti

Per questo protestano e chiedono cambiamenti, compensi più equi e superamento di certe forme atipiche di insegnamento. Ultimamente l’esecutivo gialloverde ha fatto alcune promesse: il ministro Marco Bussetti ha parlato della necessità di un “piano pluriennale per l’università e la ricerca. Innanzitutto occorre riflettere per migliorare il sistema di reclutamento in termini meritocratici, di trasparenza e di esigenza degli Atenei”. Ha detto, sottolineando la necessità di “aumentare la dotazione organica”.

Intanto i precari attendono, stritolati dal pesante squilibrio con i colleghi di ruolo. In termini di retribuzione ma anche in termini quantitativi. Da considerare che allo stato i docenti associati e ordinari più i ricercatori di tipo b che – nota il quotidiano – hanno la strada spianata per la docenza, sono 50.020, mentre i ricercatori a tempo determinato, i docenti precari, i borsisti e gli assegnisti di ricerca sono ben 63.244. E tra loro solo un 2 per cento all’anno ha la speranza di entrare. Nel frattempo tutti i precari tentano di barcamenarsi, istruendosi, preparandosi per il mestiere che nella maggior parte dei casi più amano e dedicandosi ai lavoretti più vari per integrare il magro reddito.

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