A fine 2018 il World Economic Forum ha pubblicato il report annuale «The future of Jobs 2018» per mostrare i trend prospettici nel mercato del lavoro globale del prossimo triennio, analizzando le competenze professionali richieste all’interno di un quadro globale diviso per aree geografiche e per settori lavorativi.

Non sorprenderà forse che tra le principali competenze richieste dal mercato del lavoro del futuro vi siano quelle dei corsi di laurea in area STEM (Science Technology Engineering and Mathematics).

Ma la domanda è: tutto questo vale anche per l’Italia?

Una risposta a questo interrogativo, con lo studio The Future of Jobs, è stata elaborata dalla società di consulenza Talents Venture, realtà attiva nell’ambito di iniziative di orientamento universitario per spiegare agli studenti le opportunità occupazionali di ogni corso di laurea.

Quanti saranno i laureati STEM in Italia fino al 2022?

Per stimare il numero di laureati futuri si può guardare al numero degli iscritti che attualmente sta frequentando una facoltà STEM e nei prossimi anni entrerà a far parte del mondo del lavoro.

Tenuto conto di dei dati storici e considerati i tassi di abbandono, i tempi di laurea e la percentuale di laureati triennali che decide di proseguire i propri studi, Talents Venture stima che nei prossimi nei prossimi 4 anni ci saranno circa 207.390 laureati STEM.

Quanti saranno gli assunti STEM in Italia fino al 2022?

Il Sistema Informativo Excelsior – realizzato da Unioncamere ed ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) – stima che il fabbisogno occupazionale di laureati STEM nelle aziende italiane nei prossimi quattro anni (2019-2022) sarà di quasi 133 mila persone in uno scenario standard e di 158 mila in uno scenario più possibilista.

Rapportando questi valori al numero di laureati previsti negli anni, è possibile calcolare che nei prossimi quattro anni:

– in Italia, 156 laureati STEM competeranno per soli 100 posti di lavoro nello scenario standard;

– in Italia, 131 laureati STEM competeranno per soli 100 posti di lavoro nello scenario più possibilista.

Laureati STEM e occupazione: non tutto è come sembra

Se è vero quindi che il World Economic Forum suggerisce, a ragion veduta, di incentivare percorsi di studi STEM, è di fondamentale importanza rapportare il numero di questi futuri laureati all’effettivo fabbisogno occupazionale delle imprese previsto nel medio termine in Italia.

Questo perché, se non verranno preventivati investimenti massicci in tecnologia da parte delle aziende, a poco sarà servito incentivare le iscrizioni ai corsi di laurea STEM.

I laureati STEM potrebbero infatti finire per non trovare un’adeguata occupazione (o non trovarla affatto).

Migliaia di giovani verrebbero così assorbiti da aziende estere, più propense a valorizzarli.

Ciò innescherebbe un circolo vizioso, quindi, che impedirebbe al sistema Paese di beneficiare del capitale umano nel quale esso stesso ha investito; capitale umano che, infine, andrebbe facilmente a vantaggio dello sviluppo di altri Paesi più pronti ad accoglierlo.

FONTI

  • Anagrafe degli Studenti Anvur, 2016. Rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca 2016.
  • Consorzio Interuniversitario Almalaurea, 2018. Condizione occupazionale dei laureati: XX Indagine 2018.
  • European Commission, 2015. Does the EU need more STEM graduates?
  • Rielaborazioni Osservatorio Talents Venture su Sistema Informativo Excelsior Unioncamere – ANPAL, Sistema Informativo Excelsior 2018. Previsione dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2019-2023).
  • World Economic Forum, 2018. The Future of Jobs 2018.

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