Con l’avvio delle cosiddette lauree professionalizzanti, università e mondo del lavoro dovrebbero diventare un po’ più vicini.

Da un’indagine Almalaurea relativa al 2016, infatti, il 43% dei laureati italiani non ha esperienza di tirocinio o lavoro riconosciuto durante gli studi.

Un ritardo in formazione pratica che l’Italia, rispetto agli altri Paesi europei, non può ovviamente permettersi.

Le lauree professionalizzanti

Si tratta di corsi che dovrebbero rappresentare una nuova opportunità per chi sta per concludere le scuole superiori.

Prevedono due anni di formazione universitaria e anche un anno di esperienza sul campo tramite tirocini.

Le università possono creare un solo corso accademico, previo convenzioni con le aziende e gli ordini professionali dove gli studenti svolgeranno i tirocini.

Ai corsi potranno accedere non più di 50 studenti e, al termine del percorso, gli atenei dovranno monitorare gli effettivi sbocchi occupazionali degli studenti, con un target fissato all’80% a un anno dal conseguimento del titolo.

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I corsi in partenza

I corsi per l’anno accademico 2018/2019 per adesso sono 15, suddivisi in tre aree ed equamente distribuiti tra Nord e Sud:

  1. Ingegneria,
  2. Edilizia e Territorio,
  3. Energia e Trasporti.

Questi, infine, i corsi:

  • Bologna (Ingegneria meccatronica),
  • Modena (Ingegneria per l’industria intelligente),
  • Bolzano (Ingegneria del legno),
  • Salento (Ingegnerie delle tecnologie industriali),
  • Napoli (Gestione del territorio; Conduzione del mezzo navale; ingegneria meccanica),
  • Bari (Gestione del territorio),
  • Firenze (Tecnologie e trasformazioni avanzate per il settore legno, arredo ed edilizia),
  • Padova (Tecniche e gestione dell’edilizia e del territorio),
  • Politecnica delle Marche (Tecnico della costruzione e gestione del territorio),
  • Udine (Tecniche dell’edilizia e dell’ambiente),
  • Siena (Agribusiness),
  • Palermo (Ingegneria della sicurezza)
  • Sassari (Gestione energetica e sicurezza).