In Italia, nei prossimi dieci anni, il 70% delle professioni evolverà in ambito tecnologico e digitale.

Eppure oggi solo il 24% di maschi e femmine si iscrive alle facoltà scientifiche su un totale di laureati che in Italia arriva al 18%.

Per esempio, secondo la ricerca “Teen’s voice” elaborata da Campus Orienta, il 52% dei maschi che attualmente frequenta l’ultimo anno di scuola superiore non ha ancora deciso la facoltà, mentre le donne incerte sulla scelta sono il 48%.

Ma mentre le ragazze sono più interessate a facoltà umanistiche – per esempio, la facoltà di storia è frequentata dall’84% di donne e solo per il 16% da uomini – il sesso opposto predilige le facoltà scientifiche, cioè le Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica).

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Lavoro tecnologico: ecco cosa preferiscono ragazzi e ragazze

Ad esempio, la facoltà di ingegneria meccanica in Italia, secondo i dati dello studio, è frequentata al 100% da ragazzi.

Così come quella di ingegneria spaziale.

A ingegneria industriale le donne sono invece il 26%, contro il 74 di maschi. Una percentuale davvero minima.

E ancora: solo il 24% dei professionisti in scienza e ingegneria è donna.

Mentre tra i tecnici nell’ambito dell’innovazione, della tecnologia e della scienza, solo il 15% è donna.

Secondo una recente ricerca di InTribe, startup innovativa che si occupa di analisi quantitative e anticipazione dei trend, entro il 2025 in Italia il 34% dei posti di lavoro sarà “sostituito” ma ci sarà un’espansione della domanda di oltre il 4%.

Questa crescita occupazionale in realtà “penalizzerà” alcune professioni a vantaggio di altre.

Saranno infatti le persone con qualifiche di alto livello a trovare più facilmente lavoro, mentre solo 270 mila posti saranno disponibili nei prossimi anni per chi ha bassi livelli di qualifica.

In più, il 25% delle possibilità lavorative saranno per lavori inesistenti fino a pochi anni fa.

A questo discorso si lega quello sul digital mismatch, cioè il divario tra le competenze possedute dai lavoratori e quelle richieste oggi nel mondo del lavoro.

E, si legge nello studio di InTribe, «se non colmiamo le lacune che riguardo le professioni Ict in 3 anni potremmo avere 3 milioni di posti di lavoro vacanti».

fonte: La Stampa

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