La mia riflessione prende spunto da una lettera che Giorgio Armani ha inviato ad una celebre rivista di moda, chiamata WWD (Women’s Wears Daily), in cui lo stilista espone la sua visione in merito al fashion system e al conseguente declino della moda, iniziato con una modalità di produzione chiamata “fast fashion”, ovvero la fabbricazione di capi d’abbigliamento nemmeno troppo diversi tra loro, a cicli continui, anziché di una moda duratura nel tempo.

La conclusione desumibile dalle sue parole è quella di cogliere l’opportunità che questa crisi ci concede: riallineare e ridisegnare un futuro più autentico e vero, contro ogni spreco di denaro e risorse, in un mondo che non ne disporrà più come prima.

Giorgio Armani, dalla sua prima sfilata del 1975 alla lucidità di oggi

Un uomo che dal 1975, quando sfilò con la sua prima collezione, diede il via ad un impero milionario, oggi fa delle dichiarazioni al passo coi tempi, sempre lucide, umane e coerenti con tutto ciò che lo ha sempre distinto:

“Il momento che stiamo attraversando è turbolento ma ci offre la possibilità, unica davvero di aggiustare tutto quello che non va, di togliere il superfluo, di ritrovare una dimensione più umana. Questa è forse la più importante lezione di questa crisi”.

Ricollegandosi alle parole riportate, questo invito a ritrovare quel senso del vero, del genuino, avverrà sicuramente.

Ma non sarà un “invito” a cambiare le carte in tavola, quanto la necessità, ampliando lo spettro non solo al settore moda, per cui le risorse saranno limitate.

La crisi economica è una crisi senza precedenti e senza ricette illuminanti; non sempre ci si può girare dall’altra parte autoconvincendosi che la problematica non ci sia, forse è giunta l’ora di guardare in faccia la realtà e uscire dalla propria zona di comfort, di abbattere quelle piccole convinzioni, radicate come palliativo per sentirci meglio, nel nostro piccolo mondo.

Della comune noncuranza è un esempio lampante l’inquinamento, il quale ha già visibilmente mostrato i suoi effetti, divenuti da tempo non più ignorabili e che, solo divenuti tangibili, sono diventati degni di considerazione.

E se la sua lezione di “stile” servisse non solo alla moda?

La nostra generazione è poi così autosufficiente e risoluta senza tutti i mezzi di cui abbiamo sempre disposto? Se pensiamo di essere cresciuti con ogni comfort e strumento necessario, atto a ridurre al minimo ogni sforzo, le convinzioni iniziano a vacillare.

Fino ad ora i messaggi lanciati dai social e dagli influencer ci hanno insidiato le menti convincendoci ad ambire a vite apparentemente perfette, le loro. Ci vengono mostrati stili di vita, creme e preparati, tali da indurci a pensare che tutto ciò coincida col massimo della forma fisica e soddisfazione personale.

Sarà ancora così oppure questo “spazio delle illusioni” non basterà più ad alimentare le nostre certezze?

In un mondo cambiato alla radice, che necessiterà di concretezza e intelligenza, sarà forse altro, oggetto della nostra attenzione?

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