Immaginiamo solo per un momento che tutto quello che stiamo vivendo adesso esista solo tra le pagine di un libro.

Girovagando per casa, in cerca di un passatempo in una giornata di pioggia, abbiamo scelto un volumetto impolverato, con le pagine ingiallite e la copertina spessa.

Il racconto è breve e intenso, ma anche se, mentre ne sfogliamo le pagine, immaginiamo già un lieto fine, come dice l’espressione stessa, dobbiamo aspettare la conclusione per poterlo leggere.

Forse però questo esempio non si adatta a tutti i lettori: per molti è più congeniale immaginare uno schermo luminoso o un tocco semplice dell’indice su una superficie liscia piuttosto che una pagina ruvida; una parola che si può ingrandire piuttosto di una che sta lì, immobile, ad aspettare che siamo noi a darle vita.

Il racconto che leggiamo però è sempre lo stesso e cominciamo a conoscerlo fin troppo bene. Allora io vi propongo: smettete per un attimo di leggere questa storia e osservate, giusto il tempo di distrarvi e farvi pensare ad altro, cosa avete tra le mani, se carta o pixel.

Sembrerebbe che la maggior parte dei lettori si stia dimostrando piuttosto versatile: non sembrano prediligere uno strumento piuttosto che un altro. Chi ama la carta ruvida e l’inchiostro leggermente rovinato apprezza anche la praticità di un buon libro digitale.

Libro o ebook? Osserviamoli più da vicino

Non si può negare che il libro cartaceo abbia visivamente un gran fascino, tanto potente che lo troviamo anche sugli scaffali di chi, normalmente, non preferisce la lettura ad altre attività.

Si tratta di un oggetto personale quanto può esserlo un indumento perché si adatta al suo possessore e assume caratteristiche fisionomiche proprie, in base a come e a quanto a lungo lo consultiamo.

Un ebook non genera lo stesso impatto con la sua presenza ma non per questo deve essere considerato di minor valore. Pensiamo alla quantità di informazioni che può contenere, alle possibilità di letture (anche di gran lunga più economiche) che ci offre, pensiamo soprattutto alla sua eco-sostenibilità (i libri di carta riciclata non sono ancora una realtà abbastanza incoraggiata dall’editoria).

È più agevole da trasportare, più sottile e leggero. Certo, sarebbe un problema se si dovesse scaricare la batteria del vostro supporto e, fatalmente, foste anche sprovvisti di quella portatile, e non bisogna dimenticare che in genere è anche un oggetto fragile e delicato.

Ma cosa contengono questi oggetti?

Esistono moltissimi generi di lettura, dal più frequentato romanzo alla storiografia, dalle biografie alla saggistica, dalla poesia al teatro.

A queste conoscenze se ne aggiungono poi di più spontanee, che spesso, per essere comprese, non richiedono l’uso della parola: le fotografie, le note a margine di un quaderno, le impressioni scaturite da un brano musicale o un quadro, persino il foglietto della spesa che annotiamo in fretta prima di uscire.

Ci dimentichiamo a volte che l’uomo ha acquisito la  propria conoscenza proprio tramite i gesti, le emozioni e i comportamenti più semplici. La maggior parte vanno a costituire una memoria di tipo procedurale che non sempre può essere conservata tra le pagine di un libro, qualsiasi forma esso assuma.

Per questo nel tempo abbiamo ideato altri strumenti di espressione, alcuni molto più antichi dello stesso libro scritto e non dobbiamo quindi stupirci se stiamo continuando su questa strada.

Però, ora vi chiedo, qual è dunque la funzione di un libro?

È solo il supporto materiale di questa vasta conoscenza immateriale. Il fatto che sia contenuta in un volume di carta o in un e-reader ha forse tutta questa importanza?

“Meglio conservare i libri nelle vecchie teste, dove nessuno li vede o sospetta che esistano. Siamo pezzi e bocconi di storia, letteratura, diritto internazionale: Byron, Thomas Payne, Machiavelli e Cristo, tutti qui dentro” ha scritto Ray Bradbury in un famoso romanzo fantascientifico: la carta può bruciare, il vetro può spezzarsi e la memoria può essere compromessa.

Sarà meglio affidarsi al maggior numero di strumenti possibile pur di non perdere tutti questi secoli di fatica.

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