Milano Bicocca corre veloce e lo fa con una guida tutta al femminile: è la prima università guidata da un rettore e un direttore generale donna.

Inoltre, ha superato il gap di genere ai vertici dei dipartimenti, in Consiglio di amministrazione e in Senato accademico.

Cristina Messa, rettore dal 2013, commenta così il primo Bilancio di genere dell’università, ricerca sulla situazione attuale fra studenti, docenti e personale.

“Succede qui come nelle aziende, la presenza femminile è una spinta positiva, è trascinante”.

Le studentesse sono oltre il 60% fra i 33mila iscritti, le docenti sono il 44% e fra i professori ordinari il 32% sono donne.

Università di Milano Bicocca, la svolta è iniziata con il rettorato di Cristina Messa

“Non abbiamo inseguito quote rosa, abbiamo soltanto incoraggiato le donne a mettersi in gioco e partecipare ai bandi – dice il rettore Messa -. E adesso che le commissioni di valutazione sono miste non si verificano le discriminazioni che si vedevano in passato quando erano composte da soli uomini”.

Sulle carriere la distanza resta ma i dati mostrano un avanzamento e il rettore conferma: “Sono processi molto lenti però adesso vediamo la differenza fra le docenti che hanno meno e più di cinquant’anni. Le più giovani sono meno discriminate”.

Una guida dell’ateneo al femminile ha fatto la differenza (e Messa sottolinea però che i rettori donna nelle università italiane non sono nemmeno uno su dieci). Ma non soltanto.

“Il cambiamento qui è stato possibile anche perché Bicocca è un’università giovane che ha appena compiuto vent’anni, non abbiamo situazioni statiche”.

“Nelle materie dove le donne sono più forti sono più numerose fra gli iscritti e anche fra ricercatori e professori”.

“Sono avanti nei corsi di Scienze della Formazione, Psicologia e Medicina, meno numerose a Informatica, Fisica, Scienze della terra, c’è una situazione di parità a Matematica e la presenza femminile è maggiore nelle Biotecnologie e Bioscienze”.

In alcuni dipartimenti, come Scienze della formazione le donne sfiorano il 90%, otto su dieci a Psicologia, il 70% a Sociologia.

LEGGI ANCHE: Niente più plastica nelle università: ecco cosa cambierà anche in Italia