I Mooc, Massive Open Online Course, fino a cinque anni fa erano appena 18 in Italia: oggi sono circa 400!

Di cosa si tratta? Di corsi gratuiti online. Anche se nel resto del mondo sono stati scoperti nel 2012, l’Italia è pronta a recuperare il tempo perso.

Una prova di ciò è il fatto che i rappresentanti degli atenei italiani si sono riuniti a Udine per parlarne e produrre un piano di intervento da sottoporre al nuovo governo.

Sempre più studenti virtuali. Oggi 80 milioni, nel 2025 raddoppieranno

Ad oggi, in tutto il mondo, sono circa 80 milioni gli studenti universitari che si preparano virtualmente tramite i Mooc.

Per renderci conto della crescita del fenomeno, basti pensare che cinque anni fa erano 5 milioni.

Entro il 2025, secondo le stime, dovrebbero superare i 150 milioni. Anche in Italia, ad esempio, negli ultimi cinque anni si è passati dai 48mila corsisti digitali ai circa 200mila.

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I Mooc non vanno confusi con l’e-learning

A differenza dell’e-learning, i Mooc hanno introdotto in maniera intensiva e sistematica la componente video nell’organizzazione dei corsi.

Così facendo si è realizzata una didattica addirittura migliorativa rispetto a quella tradizionale.

Come tutti i prodotti sul mercato, i Mooc hanno iniziato a diffondersi e ad avere fortuna grazie a due fattori: presenza di know-how (in questo caso accademico) e di un brand di richiamo.

Infatti, secondo gli analisti, i corsi online hanno iniziato ad avere fortuna proprio con l’arrivo sulla scena digitale delle prestigiose università statunitensi.

I Mooc in Italia

I Mooc italiani nel 2013 erano soltanto 18, erogati da due università. L’anno successivo erano già diventati 39, quindi 94 e oggi stiamo per sfiorare i 400 per 200mila studenti da una ventina di atenei.

L’aggregatore Federica è stato aperto 10 anni fa dalla Federico II di Napoli e oggi è allargato a Padova e Pavia che permettono di seguire, tra gli altri, le videolezioni di Sabino Cassese in Diritto amministrativo e di Nando Pagnoncelli in Scienza politica.

Un’altra delle piattaforme nazionali è Rete Eduopen, che comprende ben 17 atenei, da Modena a Reggio, passando per Genova, Padova, Venezia Ca’ Foscari, Parma e Bari.

«È emersa la necessità», si evidenzia nel documento provvisorio di sintesi, «di fare sistema e di aprire un gruppo di lavoro congiunto tra Crui e ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che potrà attingere alle significative competenze dei soggetti che nel mondo universitario e nel Paese supportano azioni specifiche relative a questo processo».

Gli obiettivi primari del futuro Piano Nazionale per l’Università digitale saranno:

  • Innovazione nella didattica,
  • maggiore inclusività nelle lauree per colmare il gap con l’Europa,
  • più flessibilità e interazione con le esigenze del mondo del lavoro.