Com’è possibile che, mentre siamo in quarantena, chiusi dentro le nostre case, senza possibilità di uscire se non a duecento metri dall’abitazione, ci sembra di non avere abbastanza tempo durante la giornata per fare tutto ciò che ci eravamo proposti?

Ci alziamo con il vago, ma necessario, proposito di sfruttare la mattinata a pieno, chi studiando, chi allenandosi e preparando cucine sfiziose, in attesa di quel tanto agognato pranzo, forse il momento più eccitante di queste inesorabilmente infinite, ma brevissime, giornate.

Quanti di voi riescono a studiare davvero? Non intendo studiare per la semplice necessità di farlo, con il, di per sé futile, obiettivo di non rimanere indietro con gli esami.

Per me studiare significa capire davvero ciò che sto leggendo, sentirmi soddisfatta se qualcosa non torna, perché questo mi spinge a cercare delle soluzioni plausibili e a vagliarle per trovare quella, l’unica, davvero corretta.

Ogni giorno di quarantena la sedia mi sembra sempre più scomoda

Eppure queste mattine mi siedo sulla sedia della mia scrivania e questa mi sembra ogni giorno più scomoda, meno accogliente. E’ come se mi dicesse che quella sarà l’ennesima mattinata “sprecata”, perché la mia mente sarà inevitabilmente altrove.

Tuttavia, comincio a leggere, convinta che sarò capace, qualora la mia disattenzione aumentasse, di tornare sul binario giusto.

Niente da fare. Il primo pensiero estemporaneo è, però, veramente interessante: quale sarà la prima vera vacanza che farò con la persona che amo?

E da lì è tutto in discesa.

Passiamo la mattinata a scambiarci messaggi scegliendo, tra i mille posti che vorremmo vedere insieme, quello in cui nessuno dei due è ancora mai stato, perché la prima vacanza, diciamo sempre, dovrà essere solo nostra. Individuiamo subito il posto e, dopo una sua attenta ricerca (dico “sua” perché è, purtroppo, più abile di me), prenotiamo anche l’hotel. Siamo finalmente un po’ più felici, ma, consci del fatto che potremmo non riuscirei a partire dopo l’estate, per sicurezza facciamo previsioni anche più lungimiranti, meglio non lasciare nulla al caso.

Ci stiamo impegnando per un bene più grande, quello di tutti

Forse siamo così felici perché stiamo prenotando una vacanza che non sappiamo ancora se faremo? Forse perché ci stiamo un po’ abituando a questa lontananza?

Sinceramente, io non mi sono abituata per niente, ho solo accettato che ci stiamo impegnando per un bene più grande, quello di tutti.

Nel frattempo cerco di godermi ogni piccolo particolare, perché sappiamo tutti che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, ma solo a quelli di chi si limita semplicemente ad osservare, senza mai vedere davvero.

Nessuno sa dirci con certezza quando tutto ciò finirà, ma sappiamo che sarà così. La paura, l’ansia, queste sensazioni che ci fanno svegliare di cattivo umore e che rendono le giornate meno piacevoli di quanto dovrebbero derivano dal fatto che questo periodo non è un ostacolo che possiamo aggirare e lasciarci alle spalle come nulla fosse.

Questo momento va affrontato con la consapevolezza che, una volta che gli avremo dato le spalle, esso continuerà a seguirci, di certo sconfitto, ma ancora presente, affinché possa fungere per noi da monito.

Di certo nessuno ci costringerà a ricordare, ma, piuttosto, saremo noi a non dover mai più dimenticare.