È passato circa un anno da quando il Centro Studi dell’Università di Trento ha pubblicato una ricerca guidata da Francesca Sartori, docente del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale, sulla disparità tra uomini e donne nelle carriere universitarie.

I numeri emersi fanno sgranare gli occhi!

Nonostante i laureati in Italia siano per il 61% donne, il 70% di quelle che scelgono la carriera accademica non va oltre il ruolo di assegnista di ricerca e solo il 10% arriva a diventare Professore ordinario.

In generale, appena il 21% dei docenti di prima fascia è donna. C’è poco da dire: le donne hanno molte difficoltà o non fanno carriera.

Nel mondo accademico, negli ultimi dieci anni, l’incremento delle donne in ruoli primari nell’Università è stato appena dell’1%.

LEGGI ANCHE: In Italia 26.800 docenti universitari precari: prendono meno di una colf

Barone: “Impossibile promuovere le donne”

Oggi, grazie alla denuncia di Vincenzo Barone, rettore della Normale di Pisa, scopriamo un meccanismo che in Italia si cela dietro quei numeri.

Le parole del rettore sono inequivocabili.

“Ogni volta che si tratta di valutare o proporre il nome di una donna per un posto da docente, si scatena il finimondo”.

Una storia, finalmente messa nero su bianco sulle pagine de La Nazione, che a quanto pare andrebbe avanti da anni.

Il “finimondo” di cui parla Barone altro non è che tante lettere anonime con offese e illazioni che non facciamo fatica ad immaginare.

In queste lettere, continua il rettore, “si parla di tutto, meno che di preparazione, merito e competenze, soli criteri per valutare un accademico”.

“Sono calunnie belle e buone, – specifica Barone – con l’aggiunta, come accaduto in anni recenti, di lettere anonime e notizie false diffuse ad arte, lettere offensive con espliciti riferimenti sessuali, volgari e diffamatori”.

Quando c’è un ottimo lavoro in ballo, è normale che gli animi possano scaldarsi, ma il clima teso che si crea si declina in maniera diversa a seconda del sesso.

“Per gli uomini il copione è quello di additare il maestro che vuole proteggere l’allievo prediletto”. spiega il rettore.

Ma quando protagonista della vicenda è una donna, il leitmotiv è sempre lo stesso: “risvolti volgari e riferimenti alla vita privata, del tutto inaccettabili e per di più falsi”, conclude Vincenzo Barone.