Tutti i mestieri si imparano, compresi quelli relativi all’industria del porno: ed è proprio per questo che in Colombia, a Medellín, è stata da poco fondata una università che si occupa di questo settore.

L’iniziativa è stata dell’attrice colombiana Amaranta Hank (il cui vero nome è Alejandra Omana Ruiz), che ha voluto, insieme al collega Ramón Nomar, mettere in piedi un corso di studi mirato.

Una scuola vera e propria che punterà a formare professionisti e a ridurre le (fin troppo diffuse) storie di sfruttamento.

Università del porno: corsi economici e approfondimenti tecnici

Si va dai corsi di tipo economico (come si produce e si vende un video pornografico e come si riesce a trarne profitto) a quelli più sensibili ai temi più delicati, come il maschilismo (“Sono un’attrice pornografica in una società maschilista”) e le difficoltà di individuare produttori seri e regolari (“Falsi produttori e produttori abusivi”).

Come è ovvio, non potevano mancare anche gli approfondimenti tecnici (“Come girare la scena pornografica perfetta”).

Amaranta Hank, in un’intervista che potete leggere qui, ha deciso di aprire la scuola “a causa dei tantissimi messaggi che continuo a ricevere da parte di persone annoiate dalla loro routine. Gente che vorrebbe entrare nel settore, sia come attori che con altri ruoli, ma che non sa come fare”. E lei ha provveduto.

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Amaranta Hank, da giornalista ad attrice porno

Hank era una giornalista che è diventata attrice pornografica per aver perso una scommessa.

Aveva deciso che, se la sua squadra di calcio del cuore (il Deportivo Cúcuta) fosse riuscita ad arrivare nella Prima divisione colombiana, si sarebbe spogliata e avrebbe posato senza vestiti per una rivista.

Qualcosa di simile a quello che fece Sabrina Ferilli per lo scudetto della Roma nel 2001.

Ma mentre l’attrice romana è rimasta nel mondo del cinema “canonico”, la giornalista colombiana ha scoperto di avere il potenziale per un’altra carriera, cioè quella dell’attrice hard.

Non sono mancate le critiche, soprattutto da parte dei più conservatori della città.

“L’università – dicono – è una offesa al buon costume e andrebbe chiusa”. Ma per ora va avanti.

fonte: linkiesta.it