Vale ancora la pena prendersi una laurea? Ovvio che sì.

La domanda che tuttavia necessita di più tempo per rispondere è “In quale facoltà mi iscrivo?“.

Ovvio che gran parte delle motivazioni di risposta dipendono dalle naturali propensioni e ambizioni di ognuno.

Tuttavia, anche la “sicurezza” di uno sbocco professionale è sempre più tenuto in considerazione nella scelta.

L’aspirazione di un’occupazione stabile e ben retribuita è ciò che maggiormente spinge ad affrontare il percorso universitario.

Ed è innegabile affermare che ci sono lauree con possibilità lavorative maggiori rispetto ad altre.

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Laurea? Informatica, Ingegneria e Medicina sul podio

Gli iscritti ad Ingegneria informatica e Scienze informatiche sono aumentati del 30% negli ultimi dieci anni.

Tuttavia, nonostante ciò, i posti di lavoro disponibili sono sempre maggiori rispetto alla domanda reale.

Inoltre, i dottori informatici sono i laureati che meno di tutti vanno all’estero per lavorare. Tra loro, a cinque anni dalla laurea, si registra un tasso di occupazione del 91% nel proprio ambito di studi.

Per quanto riguarda gli ingegneri, un anno dopo la laurea ben 7 su 10 lavorano già; e dopo 5 anni il numero si alza a 9 su 10.

Anche la laurea in Medicina offre ottime prospettive occupazionali. Anche se in lieve calo rispetto al passato, si attesta in alta classifica con l’87% di lavoratori a 5 anni dalla laurea.

Giurisprudenza, Psicologia e Lettere giù

Tra le lauree scientifiche e quelle umanistiche c’è un netto e reale divario.

Secondo l’ultimo rapporto Istat, le facoltà che creano più disoccupati sono proprio quelle umanistiche.

Giurisprudenza, Psicologia e Lettere, infatti, hanno registrato i risultati peggiori: nei 5 anni successivi alla laurea, i rispettivi livelli occupazionali sono del 68%, 55% e 61%.

Scienze Sociali, Lingue, Comunicazione e Scienze Politiche offrono maggiori possibilità… ma sempre e comunque con un netto divario rispetto a quelle scientifiche.

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