Tanto quello che studio non serve a niente” oppure “questo non mi servirà mai…” oppure ancora “questo corso non serve al lavoro che voglio fare…”.

Quante volte abbiamo sentito dire – o noi stessi abbiamo detto -queste parole? Quanto c’è di vero in questi luoghi comuni?

Ebbene c’è del vero ma anche del falso in ciò, la risposta corretta è: dipende.

E una risposta, con tanto di dati alla mano, è stata fornita proprio dal nuovo studio “Studiare per passione o studiare per un lavoro?” realizzato dall’Osservatorio Talents Venture… ed è emerso qualcosa di molto interessante.

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Chi non trova lavoro, non riconosce l’adeguatezza del percorso seguito

Uno dei parametri principali con cui la formazione impartita durante un corso di laurea viene considerata adeguata o meno appare essere proprio l’effettiva capacità di ciascun percorso di studi di fornire più o meno opportunità lavorative dopo la laurea.

Analizzando i dati emerge dunque una forte correlazione negativa tra il tasso di occupazione e la percentuale di persone che ha valutato non adeguata l’istruzione ricevuta.

In altre parole, al diminuire del tasso di occupazione, aumentano i laureati che hanno valutato come inadeguata la formazione professionale acquisita all’università.

Ad esempio, a fronte di un tasso di occupazione del 65% per i laureati del gruppo Politico-Sociale, il 60% di questi valuta la formazione ricevuta come inadeguata.

Condizione analoga per i laureati in Psicologia, dove il tasso di occupazione è decisamente contenuto (45%) e d’altra parte quasi quattro laureati su dieci (38%) ritengono che, per lo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale sono attualmente impiegati, non serva il titolo universitario.

E, d’altra parte, non c’è da stupirsi se si considera che gli stipendi netti medi ad un anno dalla laurea sono rispettivamente € 718 mensili nel caso di Psicologia e € 918 mensili per il gruppo Geo-Biologico.

Si noti, a titolo comparativo, che tali stipendi sono quantitativamente paragonabili all’ammontare massimo dell’attuale reddito di cittadinanza (€ 780), e per il reddito di cittadinanza di certo non serve avere una laurea…

Invece, un tasso di occupazione maggiore è associato ad una maggiore utilità riconosciuta del percorso di studi da parte dei laureati.

Ad esempio, i laureati in Ingegneria Elettronica non hanno troppe difficoltà a trovare un lavoro (92%) e di conseguenza solamente una minima parte di loro ritiene che sia possibile svolgere il proprio ruolo con un titolo non universitario (5%).

Per fornire infine uno sguardo di sintesi, qui sono stati classificati i venti indirizzi di laurea presenti in Italia, in base a ciò che hanno dichiarato gli stessi studenti della utilità della formazione impartita rispetto poi alle richieste mercato del lavoro.

FONTI

  • Consorzio Interuniversitario Almalaurea, 2018. Condizione occupazionale dei laureati: XX Indagine 2018.
  • Rielaborazioni Osservatorio Talents Venture