Sono le giornate apparentemente più insignificanti a stimolare la nostra mente e a dirigerla in direzioni e luoghi inaspettati.

Da una parte del vetro il sole splendente e il cielo azzurro, le vie deserte; dall’altra io, sul mio divano, con un pc sulle ginocchia; nel mezzo, a colmare questo divario e la nostalgia di quello che era prima, il ricordo di un viaggio importante in una città indimenticabile: Praga.

Ricordo nitidamente quei giorni forieri di festeggiamenti degni di nota e del pensiero costante di come coronare al meglio i miei diciotto anni.

Festa o viaggio? La canonica domanda che ogni genitore pone al proprio figlio e, alla fine, la scelta decisiva per un viaggio memorabile, piuttosto di una festa di cui poco avrei rischiato di ricordare.

In quarantena, il ricordo di un viaggio a Praga

Avevo solo tre giorni disponibili nel periodo delle vacanze di Natale e la scelta si è focalizzata su Praga, perfettamente conformabile al tempo a mia disposizione e subito capace di catturare la mia attenzione con i suoi mercatini Natalizi, in legno, raffigurati con luci e colori vivaci.

Sono partita senza troppe aspettative e senza documentarmi con il dovuto preavviso; appena uscita dall’aeroporto, in seguito ad un’eloquente chiamata ad Uber, mi sono incontrata con uno dei loro autisti che mi ha letteralmente scaraventato in hotel: guidando a zig-zag e cercando di passare davanti alla fila ad ogni semaforo, frenando, sterzando, accelerando e, inevitabilmente, generandomi un certo stato d’ansia.

Il giorno successivo si è aperto con un’iniziale perlustrazione del luogo a piedi, senza servirmi dei mezzi pubblici. Ed è così che, cominciando a documentarmi, ho scoperto le prime inaspettate curiosità di questa città, definita, non a caso, “magica“.

Circondata da numerose leggende e racconti popolari, più o meno credibili, ma sicuramente affascinanti considerando il mistero che li avvolge, la fondazione della capitale intorno al 752 d.C. è attribuibile alla regina Libussa, maga e veggente nota per le sue predizioni sulla soglia, “praha“, di una casa in costruzione ove oggi sorge il Castello, da qui il suo nome.

Praga è attraversata dal fiume Moldava, che divide la città in due ed è anche il più lungo della Repubblica Ceca.

Passa sotto il famoso ponte Carlo, commissionato dall’imperatore Carlo IV che, anche lui amante della magia e del misticismo, ne ordinò la costruzione in base a criteri che dovevano essere di buon augurio: infatti era l’anno 1357 e il giorno 9 luglio delle 5 e 31, che forma il numero palindromo 135797531; ebbene nulla di casuale!

Una mattinata intera è stata ben spesa in visita al Castello, detentore del primato per ordine di grandezza su scala mondiale.

Una città magica

Anche un occhio “ignorante” come il mio, perlomeno in ambito artistico, ha saputo cogliere la bellezza dell’architettura medioevale, gotica, barocca, liberty, cubista e moderna che convive in questa città dalle mille forme; basti pensare che un possibile accesso alla roccaforte è costituito da una suggestiva stradina, larga circa 1 metro e orlata con bassi edifici variopinti, quasi fiabeschi, chiamata “Vicolo d’oro”.

Il suo promettente nome deriva dal fatto che vi risiedevano maghi e alchimisti dell’epoca di Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero, che si trasferì a Praga nel 1583 e che commissionò loro la ricerca dell’elisir di lunga vita e della formula capace di trasformare il metallo in oro.

Il mio viaggio mentale si conclude con il ricordo di un gruppo consistente di persone, fermo e compatto nell’ammirare un particolare astrolabio sulla Torre del Municipio: il famoso Orologio Astronomico, simboleggiante i punti cardinali e i quattro elementi esoterici, quali aria, acqua, terra e fuoco.

A catalizzare l’attenzione, più che l’estetica dell’oggetto, era il particolare meccanismo, tale da animare i dodici apostoli e far benedir loro i presenti allo scoccare di ogni ora; un ingranaggio così unico da indurre il re ad accecare il suo inventore, affinché non potesse riprodurlo.

Non basterà di certo una breve e sintetica descrizione a sostituire un viaggio, un’esperienza e le sensazioni uniche che essa scaturisce, ogni individuo è a sé e riesce a cogliere quelle piccolezze in maniera estremamente soggettiva, reinterpretandole e custodendole gelosamente.

’apparenza è la stessa, i mercatini saranno ancora lì, come i maestosi alberi di Natale; qualcuno di voi sarà distratto dal profumo dei trdlo caldi e ben esposti sui banconi, qualcun altro invece sarà richiamato dal chiacchiericcio del locale accanto, animato dalle risate dovute ad un boccale di birra di troppo, fra amici.

La città non cambia ma la percezione sarà certamente differente. Non resta che provare per credere e, quando ritornerete, toccherà a voi rendermi partecipe.

D’altronde, non dimenticandoci del momento che stiamo affrontando, richiamo il famoso detto, “ogni cosa ha il suo tempo”.