Tornare tra i chiostri, alzare lo sguardo verso la facciata principale dell’edificio, ripercorrere quegli stessi corridoi che un tempo solcavi per dirigerti a lezione, in segreteria o verso il distributore del caffè, il peggiore che tu avessi mai sorseggiato prima.

Rivedere le stesse aule in cui hai sudato freddo nell’attesa di essere interrogato e farlo in una condizione nuova, consapevole del fatto che quello stato di incertezza ora non ti appartiene più.

Ritornare nella tua università fa sempre un certo effetto.

Laurearsi rappresenta la tua vittoria personale dopo tanti sforzi e ritornare nel luogo in cui hai raggiunto il primo traguardo importante della vita, ti fa sentire sollevato e nostalgico nello stesso tempo.

Ti fa ripensare a quel giorno, quello in cui ti hanno adagiato una corona d’alloro sul capo e in quel momento hai avuto la strana sensazione che tutto sarebbe andato per il meglio.

Poi forse non sarà proprio così, ma non è il caso di concentrarci su questo proprio adesso.

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Ecco cosa succede il giorno in cui diventi Dottore

La mattina della laurea

Ti hanno detto che avrai 16 minuti esatti per discutere il tuo elaborato; non un quarto d’ora, ma 16 minuti.

Così sei lì che cronometri ogni istante mentre cerchi di ripetere duecento pagine nel tempo che impiegheresti per memorizzare un paragrafo.

E lo fai fino a un’ora prima che inizi la seduta di laurea, tanto che tua madre è costretta a mostrarti giacca e cravatta: “tesoro, non per metterti fretta, ma che ne dici di vestirti?”.

L’attesa estenuante

Tu che devi laurearti vorresti non contorcerti in un’ansia senza fine nell’attesa di discutere e noi, invitati alla tua laurea, vorremmo non dover aspettare in piedi tre ore prima di ascoltarti parlare di cose di cui ci capirete qualcosa solo tu e il tuo relatore.

Ma il giorno della laurea è così, non puoi proprio pensare di potertela cavare allegramente senza una tendinite.

La discussione

Ci siamo. Hanno chiamato il tuo nome. Ti precipiti sulla sedia davanti ad una commissione che ti ricorda tanto un plotone di esecuzione dove il più giovane ha già un piede nella fossa.

Il tuo relatore ti introduce e il Presidente ti dà la parola. Non te lo spieghi ma l’ansia si è trasformata in sfrontatezza. Tieni banco per mezz’ora sforando i 16 minuti, con le parole che ti scivolano da sole tra la lingua.

Poi arriva l’interruzione e la consueta richiesta di rito: “qualcuno ha qualche domanda?”. Il Presidente rinsavisce dal sonno in cui era sprofondato e fa cenno di no col capo. Hai vinto cazzo!

Dottore

Baci abbracci applausi congratulazioni, bravo sei stato bravo, interessante l’argomento, dottore dottore.

Poi i tuoi amici si girano l’uno verso l’altro: “ma di cos’è che ha parlato?”.

I riti scaramantici

Credevi di potertela cavare così. Invece no. Devi ancora toglierti i fantasmini, se sei una donna, alzare leggermente l’orlo del vestito per la gioia di tutti e saltare otto metri e mezzo di siepe.

Ti sei allenato un anno in palestra facendo cardiofitness per preparati a questo momento di cui ancora non hai capito bene l’importanza.

Poi salti e per poco non finisce come la spaccata di Lisa Fusco.

Stappa sta bottiglia

L’unico momento per cui vale la pena laurearsi: quello in cui stappi lo spumante o quel che sia e sei pronto per accogliere dentro di te quanto più alcol possibile.

E’ finita, o forse, è solo l’inizio, ma almeno per stasera, stai senza pensieri, ce l’hai fatta anche tu.