Pubblichiamo l’accorata lettera di una giovane studentessa universitaria, che esprime sentimenti, ansie e timori che, siamo sicuri, in tanti di voi provano o hanno già provato.

Un appello a non abbandonare del tutto le speranze di un futuro migliore, a nome di tutte le nuove generazioni che sembrano già averle abbandonate da tempo.

Non so esattamente a chi rivolgermi e non so se realmente ciò che ho da dire possa avere qualche peso o possa interessare qualcuno, ma la perenne rabbia in cui sono immersa mi spinge a fare scelte impulsive e a cercare di far emergere la mia voce.

Mi chiamo Valentina, sono una ragazza di diciannove anni e aver compiuto la maggiore età è stata la condanna più grande a cui sono corsa incontro durante la mia breve vita.

Diventare maggiorenne si prospettava come un fantastico traguardo a cui tendere: la patente, l’autonomia, la fine delle superiori, la possibilità di votare e tante altre cose che contribuiscono a far vedere questa età come meravigliosa.

La verità è che avere la mia età nell’Italia attuale è il male peggiore che possa capitare.

Ti ritrovi catapultato improvvisamente nel mondo degli adulti in cui sei costretto ad assumerti responsabilità enormi che andranno ad influire sulla tua vita dal presente ai futuri sessant’anni, perché una volta maggiorenne è necessario scegliere cosa ne sarà del resto della tua vita.

L’inferno comincia con una semplice domanda: cosa farai dopo il liceo?

E se la risposta non comprende lauree in ingegneria, medicina o economia allora è inevitabile sentirsi dire “Con questa laurea non troverai mai lavoro, non avrai mai un futuro”.

E allora arrivi alla conclusione che gli artisti non hanno un futuro, i poeti non hanno un futuro, i musicisti non hanno un futuro, i cantanti non hanno un futuro, gli attori non hanno un futuro, gli scrittori non hanno un futuro, gli insegnanti non hanno un futuro, i filosofi non hanno un futuro.

Tutti accomunati da una passione, tutti scoraggiati da persone che continuano a ripetere che in questi campi il lavoro non si troverà mai, che c’è crisi, che a questa età dovremmo abbandonare i sogni e ragionare in modo pragmatico, che dovremmo pensare ad una futura sicurezza economica e a nient’altro.

E vale la pena annullare i nostri stessi desideri per il denaro?

Vale la pena rinunciare ad un sogno in favore della possibilità di costruirsi una famiglia che possa vivere in una condizione agiata?

La verità è che ci stanno chiedendo di cedere la nostra potenziale felicità a dei noi futuri che si ritroveranno a cinquant’anni con una piccola famiglia e con un lavoro che li renderà stressati, inappagati ed inevitabilmente infelici 365 giorni su 365, ma con uno stipendio a fine mese con cui potranno adeguatamente sopravvivere alla vita di tutti i giorni senza eccessive preoccupazioni.

Viviamo in uno stato governato da persone che non fanno altro che ripeterci che i giovani sono il futuro, che noi siamo il futuro. Ed è vero.

Ma privati di conoscenza, sogni, giustizia, individualità, di quale futuro stanno parlando?

Stanno riducendo questo stato in macerie e vogliono vederci costruire sopra queste un futuro.

E ci accusano di pigrizia, di apatia, di indifferenza e non capiscono che la nostra generazione è frutto delle loro azioni.

Ci condannano se fuggiamo dal nostro Paese ma ci rendono invivibile la permanenza.

Stiamo ereditando tutto lo sporco che hanno creato senza aver fatto nulla per ottenerlo e ci ritroviamo nell’impossibilità di costruire qualcosa di buono in uno Stato che sta affogando.

Faccio parte di una generazione che ha perso ogni speranza, che non crede in nulla, che è abbandonata a se stessa e non sa come né ha i mezzi per sopravvivere; vivo la perdita dei sogni in un’età in cui dovrebbero essere l’elemento portante del nostro essere; vivo uno stato di sconforto, di rassegnazione generale e la perdita di un futuro, la privazione della libertà, della vita.

La mia non è altro che una minuscola voce che si unisce al coro delle tante richieste sicuramente più importanti nel presente, ma che vuole avere un peso, che vuole cercare qualcuno che sia disposto ad ascoltarla e a fare qualcosa di concreto perché un cambiamento diventi possibile.

Rivoglio il mio futuro, lo rivogliamo tutti.

Valentina D’Angelo

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