Dello sciopero dei docenti universitari, previsto per la sessione autunnale, ne abbiamo già parlato ampiamente.

Una protesta che, gioco forza, si riversa sugli studenti e danneggiare chi magari si era organizzato per sostenere un esame.

Ciò che sembra certo, è che la lista dei docenti aderenti potrebbe ampliarsi da un momento all’altro, senza il tempo necessario per avvisare gli studenti.

Una situazione complicata e complessa, che vede da un lato una protesta legittima e dall’altro una categoria penalizzata senza motivo.

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Sciopero dal 28 agosto al 31 ottobre

Lo sciopero di docenti e ricercatori, fissato dal 28 agosto al 31 ottobre 2017, era stato annunciato dal Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria.

Una scelta per protestare contro il blocco degli scatti stipendiali dal 2011 al 2014 e la mancata equiparazione dei professioni rispetto ai dipendenti pubblici.

Successivamente, il 29 luglio, il prof. Carlo Ferraro, promotore della protesta, ha pubblicato un nuovo documento.

Una lettera in cui afferma che “tutti hanno il diritto di scioperare, non solo i 5444 che hanno firmato la lettera di proclamazione dello sciopero ma anche tutti i Colleghi che non seguono il Movimento e che vengono via via portati a conoscenza dello sciopero e delle sue motivazioni”.

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E i laureandi?

Sin da subito, però, gli studenti si sono dimostrati comprensivi e hanno comunque compreso le motivazioni dello sciopero.

Tuttavia, il nodo laureandi è stato quello che ha creato le maggiori discussioni.

Nel documento, il prof. Ferraro spiega non c’è un “caso laureandi”.

Questo perché, dal 28 agosto al 31 ottobre, sembrerebbe essere assicurato almeno un appello.

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