Home Vita Universitaria Sfiga Universitaria: 5 (dis)Avventure mattutine di uno Studente Medio

Sfiga Universitaria: 5 (dis)Avventure mattutine di uno Studente Medio

“se qualcosa può andar storto… stai sicuro che lo farà”

Di certo, la sapeva lunga il signor Murphy sulla sfiga, ma sono sicura che ognuno di noi potrebbe scrivere il suo personale trattato al riguardo.

Ci sono quei giorni, infatti, in cui appena aperti gli occhi, ti senti inquieto e qualcosa nell’aria, ti fa presagire la catastrofe.

In questi casi, l’unica scelta sensata sarebbe staccare la sveglia e seppellirsi sotto il piumone aspettando che il peggio passi ma, da brave formichine della grande metropoli, sappiamo che il tempo è denaro e che al lunedì mattina, non si sfugge.

POSPONI

Il saggio sguscerebbe fuori dal letto con un balzo aggraziato e cercherebbe di cacciar via certe paturnie ingiustificate con una scrollata di spalle, quello che faremo noi invece è invitarle a letto e tenercele strette ancora 5 minuti (…e altri 5… e altri 5 ancora…), giusto il tempo di posporre la sveglia e rimandare il più possibile questo nuovo inizio.

Arriva però il momento in cui a furia di 5 minuti, sai di aver sgravato sull’orario e allora non puoi più rimandare.

Ti alzi, in stile Rocky dopo il duello con Apollo e ti trascini in cucina con la faccia di uno che i cazzotti li ha presi davvero.

LA GUERRA DELLA MOKA

Ti fermi con un sospiro davanti ai fornelli e la trovi lì. Immobile, lucente e un po bruciacchiata sul manico.

E’ lei, il santo Graal del mattino: la caffettiera. Cominci a recitare il rosario, fai il segno della croce, tocchi ferro, incroci le dita e allunghi una mano tremante per sfiorarla. E’ ancora tiepida. A quel tocco, la tua mente intona la marcia trionfale dell’Aida e il tuo cuore si riempie di speranza. Apri il coperchio. Trovi solo il fondo incrostato.

In un secondo la musica celeste è finita, sei di nuovo ateo e tutte le tue speranze per una giornata migliore sono disperse nel nulla.

Quegli ultimi 5 minuti, lo sai, hanno segnato una grande sconfitta nella tua battaglia giornaliera alla caffeina e non solo…

IL BAGNO OCCUPATO

Infatti, mentre tu ti crogiolavi a letto rimandando la sveglia, il tuo coinquilino più furbo, quello che il caffè è riuscito a prenderlo, adesso sta svolgendo il consueto rituale mattutino di caffè, sigarettina e… gabinetto.

E tu sai, perché lo sai, che niente riuscirà a tirarlo fuori da quella stanza per la prossima mezz’ora e che, dopo questi 30 minuti fatali, quello è l’ultimo posto dove vorresti entrare.

I MEZZI

Miracolosamente sopravvissuti al bagno e in ritardo come pochi altri giorni, tu e la tua nuvoletta nera siete pronti per uscire di casa. Inutile dire che i vestiti che indossi sono quelli del giorno prima, recuperati dalla palla di indumenti accatastati sulla sedia e che il fatto di essersi preso la briga di cambiarsi le mutande è già un gran traguardo. Sui capelli, beh… meglio stendere un velo pietoso.

L’unica cosa irrinunciabile sono gli occhiali da sole che rappresentano l’unica barriera tra la tua faccia devastata e il mondo circostante.

Arrivi alla fermata del tram sudato come un minatore e, ovviamente, mentre tu arrivi, il tram se ne va.

Ok, eri preparato al peggio, ma l’imprecazione ti sfugge uguale.

Con un respiro profondo, decidi che non c’è tempo da perdere e allora ripieghi con la metropolitana. Ti fai qualche altro metro di corsa, che nemmeno Niki Lauda, e arrivi alle scale mobili. Ti accodi all’orda di gente ammassata che di rispettare la destra non ne ha mai sentito parlare e, mentre aspetti rassegnato di arrivare alla banchina, sogni ad occhi aperti di avere un Kalašnikov e sterminarli tutti.

Dopo essere invecchiato di 10 anni circa sulle scale mobili e aver prodotto quantità industriali di bile, finalmente riesci a prendere il treno, che poi finalmente è un parolone, visto che sei stipato come una sarda in un minuscolo spazio vitale e sei costretto a farti stuprare il cervello dalla classica tipa bisognosa d’attenzione, che urla al telefono i risultati delle sue analisi, come se la sua priorità fosse quella di far sapere i fatti suoi a tutti i presenti.

IN FACOLTA’

Dopo quella che pare un’eternità riesci a scendere alla tua fermata, che poi sarebbe più corretto dire che il treno ti ha praticamente vomitato fuori. Vabbè, fatto sta che sei riuscito a metterti in salvo e puoi riprendere la tua corsa. L’uscita dalla metro è più o meno come l’entrata. La gente cammina con il naso ficcato dentro candy crush e ciondola apparentemente senza una meta il che ti fa venire voglia di lanciarli sui binari che tanto nemmeno se ne accorgerebbero.

Comunque, tornato in superficie, impieghi almeno altri 20 minuti per attraversare (grande città=grandi incroci) ma ce la fai, sei arrivato in facoltà. Lanci uno sguardo languido al bar e la mancanza dell’accoppiata caffeina/nicotina alla fine ha la meglio. Apparentemente senza aver imparato nulla dall’esperienza mattutina, decidi di concederti quei 5 minuti e fare la carità al tuo stomaco che si lamenta ormai in modo imbarazzante.

Finalmente, sei arrivato in aula.

Quell’aula dove non ci sono il solito prof e le solite facce, ma una serie di volti sconosciuti che si girano all’unisono verso di te.

Parleremo di te, che dopo 50 sfumature di vergogna, capisci che la tua lezione è stata annullata per via del convegno sulla comunità eschimese in Marrakech, e che quel giorno, la sveglia, potevi anche mandarla a fanculo.

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