Gli studenti universitari non sono un falso mito, sono una certezza.

Divisi in due categorie principali, ci sono quelli fuori sede che hanno abbandonato le accoglienti case natie per raggiungere terre lontane, e quelli che ancora convivono con la cucina della mamma e con le lavatrici della colf.

Ci sono coloro che hanno sviluppato abilità notevoli sul piano cottura e quelli che continuano a regalare soldi alla Saikebòn pur di evitare le istruzioni del forno.

Gli studenti universitari hanno quindi sviluppato differenti modi di relazionarsi alla cucina (a seconda degli eventi) e, così, ci siamo sentiti in dovere di descriverli.

Vi elenchiamo i migliori contesti culinari sfoderati nelle occasioni più disparate, le ricette più utilizzate dagli studenti universitari.

Studenti in cucina: le ricette più utilizzate

LA “RICETTA” DELL’APPUNTAMENTO DOMESTICO: non si tratta dell’incontro ufficiale con la gentil donna delle pulizie ma di un vero e proprio appuntamento organizzato con i (si spera) futuri consorti.

Gli uomini universitari partono convinti con una cena leggera, che possa solo minimamente saziare gli appetiti, per poi totalmente colmarli sul letto dopo 5 bottiglie di vino e una di prosecco.

Le donne mettono in pratica tutto il loro talento, preparando quindi antipasti, primi, secondi, dolci; si occupano anche della torrefazione del caffè.

LA “RICETTA” DELL’APPUNTAMENTO DOMESTICO PER LE DONNE CHE NON SANNO CUCINARE: la risposta si chiama Just Eat e prevede una vasta gamma di cucine internazionali da cui poter attingere cibo per sfamare un intero reggimento; consente anche l’ordinazione di alcolici e dolci.

Ricordatevi di disporre con grazia gli alimenti nei piatti e negate spudoratamente all’ombra di una qualsiasi domanda di sospetto che possa esservi posta.

LA CENA CON GLI AMICI: ad occhio e croce l’anticipo di Pasquetta o il posticipo di Capodanno; mancano la tombola e le partite a carte per renderlo ufficialmente un incontro festivo con stile.

Il proprietario di casa chiede aiuto ai confidenti universitari più stretti. È essenziale raccogliere ingenti quantità di denaro per acquistare più alcolici possibili (esclusi quelli etilici, per cortesia).

Grandi composizioni a base di pasta, antipasti comprati già pronti per essere serviti, salsicce a caciocavalli q.b. per gradire, trasportati evidentemente con orgoglio dai più terroni nelle case proprietarie ed infine dolci gentilmente offerti dagli invitati (ché se non portano nulla basta cacciarli).

Solitari incapaci e pranzo domenicale

LA CENA DEI SOLITARI INCAPACI: Non c’è molto da dire perché la cucina non la toccano proprio; per loro il piano cottura serve da appoggio per il cestino della frutta.

La loro ricetta vincente è facilissima:

  1. aprire il frigo
  2. prendere 50 gr di bresaola
  3. chiudere il frigo
  4. aprire delicatamente la confezione
  5. mangiare direttamente
  6. in alternativa trasferire nel piatto, condire con poche gocce di limone
  7. buttare la confezione
  8. dire alla nonna che lo vede sempre sciupato, di aver mangiato.

LA CENA PER GUARDARE LA PARTITA: spesa di 120 birre per poi ordinare la pizza Kebab e ruttare in armonia.

C’è sempre quello che arriva a stomaco soddisfatto, di ritorno dai corridoi universitari, perché “non voglio mangiare sempre schifezze”: è il classico deriso sui gruppi Whatsapp (che poi alla fine aspetta di raccogliere i bordi della pizza avanzati nei cartoni).

IL PRANZO DOMENICALE: abitudine consueta per gli studenti fuori sede, specialmente quelli meridionali.

Un intero pranzo degno di nonne materne e paterne: scongelano le prelibatezza arrivate dall’estremo sud per fare una degna figura, sinceri quelli che confessano il misfatto, ipocriti coloro che si vantano della suprema parmigiana.