L’incubo è finito ragazzi. L’incubo chiamato Milano fashion week anche quest’anno è andato, sbolognato, via.

Anche quest’anno ha seminato il panico per le vie di Milano. Alcuni tassisti sono ancora ricoverati in prognosi riservata, altri invece non ce l’hanno fatta.

Abbiamo iniziato mercoledì mattina alle 9:30 in punto e terminato lunedì sera alle 17:00. Nel mezzo c’è stato un delirio di sfilate, presentazioni, press day, conferenze, meeting, rassegne, cocktail, vernissage, party. Si entrava e si usciva dalla camera della moda come formiche ubriache. Milano per sei giorni è diventata un ricettacolo di pazzi in serio stato confusionale.

In giro si vedevano personaggi del tutto fuori dalle grazie della normalità (alcuni sembravano schizzati fuori da un film di Tim Burton), modelle sbattute che zigzagavano per il quadrilatero della moda e addetti ai lavori con gli occhi fuori dalle orbite e la lingua penzoloni.

In tutto ciò la gente normale, quella fortunata per intenderci, guardava questo marasma da lontano come quando si vedono i rituali di accoppiamento delle scimmie allo zoo. Alcuni strabuzzavano gli occhi come se vedessero un dinosauro alla posta, altri bisbigliavano commenti crudeli agli outfit altrettanto crudeli di bloggers e fashionisti.

“Guarda quella ha un paguro in testa!”, “E invece guarda quello con la pelliccia e la borsetta”, “ No ma il massimo è quella con le scarpe senza suola!”

Insomma, la gente era divertita ma in alcuni casi anche fortemente demoralizzata e sconvolta.

Su internet titoli di accuse e critiche ai “fashion addicted” additati come pagliacci indegni di lavorare in un mondo così elitario ed esclusivo.

Per un giorno, ma solo per uno, mi sono divertita anche io ad entrare nei panni della blogger e scortata da un amico che di mestiere fra proprio questo siamo andati a vedere come si svolge la giornata di questa nuova, emergente professione del fashion.

Davanti alla sfilata di Dolce&Gabbana quindi, mi ha spiegato le tecniche per essere più immortalati dai vari fotografi di street style delle varie testate per avere così visibilità, seguito e followers.

Prima regola avere l’outfit che spacchi, ovviamente! Puntare tutto su colore e foggia del vestito, poi sugli accessori, più particolari e stravaganti sono e più catturano l’attenzione.

Seconda regola, conoscere l’identità dei vari obiettivi per saper selezionare da chi essere fotografati e come.

Terza regola, quella fondamentale, occorre conoscere le traiettorie giuste di arrivo, come attraversare le strade, dove ma soprattutto in che modo per apparire naturali e glamour.

In tutto ciò, questo circolo deve ripetersi dalle nove alle dieci volte senza apparire noiosi e ripetitivi agli occhi dei fotografi perchè altrimenti perdono interesse nello scattarti foto.

In poche parole una tortura.

A fine giornata avevo i piedi carbonizzati e due occhiaie che toccavano le caviglie, oltre che la consapevolezza assoluta che quella della fashion blogger non è una professione adatta a me.

Non ho più l’età e la forza di reggerne i ritmi. Grazie a Dio.

Cara fashion week ogni volta mi sorprendi sempre di più. Ogni volta mi insegni qualcosa di nuovo e riesci a dissuadermi su altro. Risucchi le mie energie vitali e disintegri il mio sistema nervoso e muscolare in poco, pochissimo tempo. Mi fai vedere però un mondo fantastico, fatto di luci, colori, suoni meravigliosi. Un mondo fatto di bicchieri di Cà del Bosco e tartine al salmone, di lustrini, abiti e accessori preziosi. Un mondo fatto di facce tristi, facce false, facce convinte.

Cara fashion week ci vediamo a settembre, ogni tanto ti penserò ma mai, dico mai, neanche per sbaglio, mi mancherai.