Il 97,4% dei ragazzi diciannovenni cresciuti nel Nord dell’Italia, dopo il diploma sceglie un’università della sua area geografica.

E di quel 2,6% che si sposta, solo lo 0,5 – un diplomato ogni duecento – ne sceglie una meridionale.

Al contrario, quasi un quarto dei diplomati del Sud (il 23,9%) emigra nell’Italia centrale e settentrionale (metà e metà) per continuare gli studi nell’alta formazione.

Università del Nord con più appeal

Che gli atenei del Nord abbiano la migliore fama è dimostrato da altri due dati.

Gli emigranti del Centro Italia (il 10,9% in tutto) in tre casi su quattro scelgono le accademie settentrionali.

E così coloro che hanno studiato in scuole superiori straniere: in oltre il 90% dei casi, rientrando in Italia, continuano gli studi al Centro-Nord.

Alla ricerca della loro triennale o magistrale gli studenti italiani si spostano. Sono la maggioranza: il 53,8% del totale degli iscritti (gli anni presi in esame sono il 2012, il 2014 e il 2016).

Un quarto dei diciannovenni cambia solo provincia (25,5%), un ottavo (il 12,5%) si sposta ma resta nell’area geografica di appartenenza (Nord, Centro o Sud) e un altro ottavo (il 12,5%) fa un viaggio lungo, verso un’altra area geografica. Poi c’è un 3,1% che si diploma all’estero e, abbiamo visto, sceglie un’università italiana.

La quota di laureati di cittadinanza estera è del 3,5% quando nel 2007 era del 2,6. Molto è dovuto ai figli di immigrati che sono andati a scuola in Italia.

Non a caso il 12,9% è cittadino albanese, l’11,2% rumeno.

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Laureati un anno prima

Dal 2007 ad oggi, la cosiddetta “3+2”, l’età media di laurea è scesa di un anno: da 27 a 26.

Nel 2016 era pari a 26,1 anni.

Per i laureati di primo livello (tre anni) il titolo arriva mediamente a 24,8 anni, per i magistrali a ciclo unico a 27 anni, per i laureati magistrali biennali a 27,4.

Anche la regolarità negli studi è migliorata in questo decennio.

Se nel 2007 il 37,9% dei laureati concludeva gli studi in corso, nel 2017 la percentuale ha raggiunto il 51,1, ed è la prima volta che più della metà degli universitari italiani è in corso rispetto al piano originario.

Se dieci anni fa a terminare gli studi con quattro o più anni fuori corso erano 17,4 laureati su cento, oggi si sono quasi dimezzati: il 9,8%. Il voto medio di laurea – 102,7 su 100 – è sostanzialmente invariato.

Occupati dopo un anno

A un anno dal titolo il tasso di occupazione è pari al 71,1% tra i laureati di primo livello e al 73,9% tra i magistrali biennali.

La retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è, in media, pari a 1.107 euro per i laureati di primo livello e 1.153 euro per i laureati magistrali biennali.

A cinque anni dalla laurea lavora all’estero il 6,6% dei magistrali biennali di cittadinanza italiana (quota stabile rispetto al 2016, +0,6 punti percentuali rispetto al 2013).

Chi decide di spostarsi all’estero per motivi lavorativi risulta “mediamente più brillante” (voti negli esami e regolarità negli studi) rispetto a chi decide di rimanere in Italia a lavorare.

A cinque anni dal conseguimento del titolo magistrale, l’83,3% degli occupati all’estero lavora in Europa.

fonte: Repubblica.it

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