Dopo tutta questa Europa il mio tondeggiante corpo necessita di qualcosa di nuovo, più fresco e frizzante quindi è tempo di sconfinare in Asia, precisamente a Istanbul.

Beh, per essere sinceri Istanbul è per 2/3 europea ma non occorre essere così fiscali.

La differenza tra l’ovest e l’est qui è palpabile, l’ordine e il silenzio hanno lasciato posto a chiassosi bazar nei quali si vende di tutto, dalla tazzina agli scoiattoli operai della Milka.

Qui la gente urla e ti prende per mano pur di farti ammirare la meravigliosa merce di cui non ti frega un beneamato la quale sta nel negozio, talmente luccicante che può essere avvistata con facilità anche a 500 metri di distanza da un anziano con le cataratte.

In viaggio a Istanbul, tra incensi, spezie e tè fortissimi

Il profumo di incensi e spezie permea l’aria, ogni qualvolta mi siedo a fare una pausa mi viene offerto tè fortissimo a pochi spiccioli tanto che sono le 9 del mattino e ne ho già presi 17. La quantità di caffeina contenuta nel mio corpo è 16 volte la dose letale per una mucca ma io non mi arrendo e tiro avanti.

Il cielo è grigio come la pianura padana (casa dolce e nebbiosa casa) da ormai un paio di settimane e il sole pare un miraggio lontanissimo.

Tra Sultanahmet e i bar di Taxim e Besiktas

Piove il primo giorno tra i mercati di Sultanahmet, piove il secondo tra i bar di Taxim e Besiktas e piove il terzo nella parte asiatica… dove non c’è quasi nulla di rilevante.

Quando sento già le branchie far capolino sul mio collo ecco che uno spiraglio di sole spunta tra le nuvole.

Nonostante duri meno di un quindicesimo di secondo decido che è il segnale della svolta.

I miei compagni di viaggio temporanei si dileguano non appena dico di volermi recare nel punto panoramico della città il quale si trova a quasi 2 ore di distanza tra bus e camminata.

Ma io, testardo quale il mulo (più o meno) che sono, non lascio che lo sconforto prevalga.

Mi faccio spiegare in modo molto approssimativo e in lingua locale come arrivare a destinazione, in mano ho una mappa e un numero del bus.

Dopo una rapida ricerca trovo la fermata, salgo sul mezzo e mi metto comodo per quelli che saranno 45 minuti privi di eventi.

Arrivato a destinazione scendo e mi preparo alla scarpinata.

Dopo altrettanto tempo arrivo in cima alla collina che svetta sul Bosforo e ad attendermi non trovo altro che nebbia e desolazione.

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Sul Bosforo

Senza sapere esattamente la ragione per cui mi trovo li mi metto ad esplorare la zona.

In lontananza scorgo una moschea e decido che quella è la mia destinazione.

Vengo indirizzato da alcuni lavoratori su una strada fangosa laddove ringrazio di trovarmi legato allo zaino del bipede e non a terra ad annaspare.

Si avanza a fatica e la direzione non è certa così come non lo è la mia autorizzazione a trovarmi li.

Dopo alcuni scivolosi minuti scorgo in lontananza il mio obiettivo.

Un’altra manciata di passi e mi trovo di fronte ad uno spettacolo unico quanto inatteso.

Questa bianca e gigantesca moschea agli atti finali della sua costruzione svetta su tutta Istanbul come una regina sul suo trono. 

Un sole birichino torna a fare capolino attraverso le nuvole illuminandola con la giallastra luce del tramonto. Intorno a me solo silenzio rotto saltuariamente da una martellata su qualche trave di ferro di un operaio indaffarato nelle ultime attività giornaliere.

Quando ormai sembrava che una coltre di grigia tristezza si fosse impossessata della città privandola di parte della sua gioia e bellezza ecco un regalo inatteso e totalmente dettato dal caso capace di cambiare le carte in tavola di colpo, trasformando una esperienza fino a quel momento mediocre in uno dei più perfetti ed emozionanti ricordi trascorsi nella mia vita.

Tutto può cambiare in un semplice schiocco di dita.

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