Home News In viaggio con un peluche pt.12 – I 100 anni della Romania

In viaggio con un peluche pt.12 – I 100 anni della Romania

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Prima ancora che mi finissi di scongelare la coda dopo la gita in montagna si ripresenta l’occasione di ibernarsi in allegria.

La Romania domani compierà 100 anni e si terranno grandi baccanali ovunque, specialmente ad Alba Iulia, luogo in cui io ho tutte le intenzioni di trovarmi.

Così dopo una precoce sveglia mi metto in marcia e, superato un po’ di traffico selvaggio, arrivo a destinazione.

Appena scendo dalla macchina mi ritrovo immerso nei festeggiamenti.

Persone da ogni dove in abiti stranissimi mi circondano cantando, ballando e bevendo. Prima ancora che possa dire “no grazie” mi infilano tra le zampe una tazza dall’oscuro contenuto.

Osservato da tutti non ho altra scelta se non trangugiarlo d’un fiato. Il gusto molto simile a quello della benzina provoca una reazione chimica con le mie fibre la quale mi porta ad eruttare fiamme e lava dalla cavità orale.

Nonostante sulla mia confezione vi fosse chiaramente scritto che non mi dovrebbe essere permesso di bere alcolici a nessuno pare importare. Una seconda porzione di kerosene mi proietta direttamente nella quarta dimensione, laddove la musica romena da festa inizia ad acquistare significato e ritmo.

Mi sgancio dal mio fardello umano e proseguo da solo, aggregandomi a gruppi laddove la mia bizzarria appare perfettamente normale quest’oggi.

Parole che prima sembravano senza senso scorrono ora nella mia mente e sulla mia lingua mentre formo un cerchio danzante con questi signori dall’aspetto cordiale e avvinazzato.

Dopo qualche ora di questo nella mia mente, apparentemente senza motivo alcuno, sembra essersi alzata una coltre di nebbia che occlude i miei ricordi. La prima immagine di senso compiuto è Francesco che mi sveglia dal mio sereno sonno sul parabrezza della macchina con uno sguardo severo ma compassionevole.

Curioso immaginare come io sia giunto qui…

Ma non c’è tempo per domande di cui NESSUNO vuole sentire la risposta, il nord ci attende.

Bucovina, Maramures e tanti tanti chilometri in pochissimo tempo ci portano fino alle soglie dellaMoldavia.

Carente di idee decido che è meglio sconfinare un paio di giorni tanto per avere qualcosa da fare senza percorrere centinaia di chilometri.

Chisinau e il suo desolante nulla mi accolgono con tiepida gioia ma, in fondo, non è per questo che sono qui.

Quello che mi interessa vedere è lo stato separatista della Transnistria e la sua capitale Tiraspol!

Si da il caso che qui infatti vi sia, secondo le dicerie, una nazione non riconosciuta che tenta di vivere secondo le antiche tradizioni sovietiche, aborrendo il capitalismo e ciò che ne concerne.

Le dicerie come al solito si rivelano essere nulla più che tali.

In effetti qui le cose sono un po’ diverse, a partire dal fatto che la loro moneta non viene accettata da nessuna banca al mondo ed ha validità solo all’interno dei loro stessi confini, o il fatto che le monete siano fatte di PLASTICA e sembrino molto più dei plettri da chitarra che veri soldi.

Questo unito a qualche strana catena di negozi o a sporadiche auto appartenute a un era ormai defunta e dall’aspetto molto “sovietico” sono le uniche vere differenze che si possono cogliere in una rapida gita come la mia.

Ah si, anche le numerose statue di zio Lenin in effetti spiccano abbastanza. Ma non c’è altro.

Le persone camminano sulle loro gambe, se gli dai un calcio si offendono e tendono ad avere più ingenerale comportamenti assolutamente comuni.

Questo strascico di unione sovietica è una pippa.

Io volevo vedere l’armata rossa pasteggiare in allegria per le strade! Dove sono i gloriosi tank cingolati e battenti bandiera comunista?

Ci rinuncio. Me ne vado con le pive nel sacco.

Purtroppo una volta valicato il confine il tempo a mia disposizione qui è ormai agli sgoccioli.

Il mio volo (perché dopo la soppressione dell’Orient Express non ho altre soluzioni valide) per Istambul mi attende e anche il mio spirito brama novità. Un cambio di cultura mi farà bene perché tutta questaEuropa mi stava venendo a noia.

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