Arrivato in Romania è finalmente giunta l’ora di darmi alla pazza gioia!

No, non ho intenzione di ubriacarmi e danzare nudo su un tavolino, questa è roba da giorni festivi ed ora siamo appena ad inizio settimana.

La pazza gioia consiste nel noleggio di una macchina che mi permetterà di muovermi libero come il vento per tutta la durata del mio soggiorno qui. Il tutto al modico prezzo di un tozzo di pane.

In viaggio per la Romania, la terra delle tariffe basse

Eh sì, perché incredibilmente le tariffe qui sono così basse da essere al limite del risibile.

Nonostante il costo della vita medio non differisca rispetto alle nazioni vicine.

Arrivo in agenzia e mi viene presentato un conto di 80 euro, assicurazione compresa, per la bellezza di 23 giorni.

Faticando a trattenere le risate miste ad una sorta di incredulità sfilo le chiavi dalle mani del distribuente di auto e lancio i miei bagagli nel baule, pensando che per il prossimo mese potrò dare pace alla mia schiena.

Purtroppo non appena cerco di mettermi alla guida noto un problema logistico non indifferente.

Le mie zampe, pur essendo lunghe e sinuose, restano comunque 50 cm troppo corte rispetto ai pedali, senza contare che da questa posizione tutto quello che riesco a vedere è la parte inferiore del volante, cosa che in termini di sicurezza non è il massimo.

Sarebbero problemi tutto sommato superabili, se non fosse che il supremo detentore delle auto ci sta ancora osservando e sembra non vedere di buon occhio il fatto che io sia sul sedile del guidatore.

Dopo una vivace discussione mi tocca accettare il fatto che, per qualche ragione a me sconosciuta, in Romania la legge che dovrebbe concedere alle creature di pezza la licenza di guida è ancora alle prese con cavilli burocratici e non è ben chiaro quando verrà approvata.

Ancora una volta sono costretto ad alzare bandiera bianca, il sedile del passeggero in fin dei conti non è poi tanto male.

Si vola verso Brasov, nella famosa Transilvania, dall’ancor più famigerato conte zannuto.

Tappa al castello di Peles, Bran e Hunedoara con in mezzo qualche cittadella fortificata e questi incredibili paeselli coloratissimi, con case dai portoni enormi e tutte colorate come tante palline dell’albero di natale.

Sono disposte ai lati della strada perfettamente attaccate l’una all’altra, come dei lego messi con ordine da una bambino paziente.

Per le strade poi si trova di tutto!

Auto lussuose, camion sgangherati e persino una discreta quantità di calessi trainati da cavalli, con il fumo bianco che gli esce dalle narici in un freddo ed innevato mattino novembrino.

Mi sono ritrovato qui in mezzo a due ere, tra il ventunesimo e il quindicesimo secolo, con il primo che cerca di spingere fuori dalla scena il secondo ma con quest’ultimo che oppone una strenua resistenza e proprio sembra non volerne sapere di abbandonare il palco.

In un ostello trovo tre ragazze simpatiche e cordiali con cui inizio una chiacchierata.

Una di loro scopro essere del luogo, mentre le altre due sono venute qui a trovarla.

Dopo una serata all’insegna dei giochi da tavolo, la mia non troppo astuta spalla offre loro un passaggio per il giorno seguente (che poi si protrarrà per i successivi quattro) e, per una volta, mi trovo ad essere d’accordo con lui.

La compagnia è assolutamente piacevole, la ragazza locale dà accesso a tanti grandi e piccoli segreti che altrimenti sarebbero rimasti celati alla vista di un ingenuo visitatore.

Oltre questo offre una valanga di consigli riguardo alle tappe future e qualche aiuto durante i problemi linguistici giornalieri.

Sono (ma in questo caso dovrei dire siamo) lieto di ricambiare questa grande gentilezza offrendo in cambio il mezzo di locomozione che in pochi giorni si è già dimostrato essere valso il (modico) prezzo.

Passiamo insieme una manciata di giorni meravigliosi fatti di risate, piacevoli scoperte e tanti momenti emozionanti.

Di quelli capaci ritagliarsi un piccolo spazio nel mio cuore dal quale non potranno mai essere disincastonati.

Purtroppo le cose belle, specialmente quando sei un viaggiatore, tendono a non durare.

Le strade si dividono troppo presto e mi tocca salutarle con una certa malinconia nel mio morbido petto che potrà essere smaltita solo dopo qualche giorno di mestizia.

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