Il viaggio continua verso Dubrovnik… si prosegue verso sud, il piccolo ostello di Korenica ha fruttato un bel grappolo di amici con cui condividere parte della strada.

Essendo io il più intelligente, carismatico e bello del gruppo è stato scelto con voto unanime di ribattezzare il gruppo con il nome de: “La compagnia dell’asinello”.

Sono onestamente molto lusingato da questo, anche se non del tutto sorpreso viste le mie indubbie qualità… però, avverto come una sgradevole sensazione che pervade le mie fibre sintetiche.

So che all’apparenza non ha alcun senso, ma temo che qualcuno possa volermi gettare in fondo a un vulcano. L’ho sognato questa notte.

C’era il mio umano di cortesia che mi chiamava tesoro (da quando sta confidenza poi scusa?!?!) e lottava per avermi ma finivamo per ruzzolare giù da una rupe nella lava ardente.

Sono certo che questa sia una metafora che il mio subconscio usa per avvertirmi del fatto che se resto con lui faremo una fine orribile ma ormai non me la sento di staccarmi. Ha il mio passaporto e il bancomat, mi si spezzerebbe il cuore ad abbandonarlo.

Comunque al momento la cosa non è poi così rilevante.

In viaggio verso Spalato e Dubrovnik

Sulla strada ci ritroviamo prima Sibenik, poi Spalato e per finire Dubrovnik.

La prima è carina, piccola e costruita su una collina, la sera vengono fuori delle foto eccezionali.

La seconda è uguale solo più grossa e senza collina.

Non che non valgano la pena essere viste ma sono tutte bianche, tutte costruite sotto il dominio di Venezia e manco troppo economiche.

Diciamo che vengono presto a noia.

Dubrovnik (o Ragusa per noi italiani) ha sempre questa base ma c’è molto di più.

Interamente costruita dentro i confini di una fortezza (ovviamente la parte vecchia soltanto) che racchiude case e negozi in cui la gente vive e lavora, il tutto circondato da alte mura e a pochi passi dal mare.

Un piccolo sogno ad occhi aperti per gli amanti del genere. L’idillio in cui mi immergo viene però presto rotto da una quantità di turisti assolutamente folle e spropositata.

Si dà il caso che i registi di Games of Thrones abbiano pensato che cotanta perfezione fosse adatta ad ambientare quella serie tv basata su genocidio, pornografia e qualche saltuario altro momento fantasy.

Non che abbia nulla contro di loro, sono riusciti nella magistrale impresa di racchiudere due cose bandite normalmente dai canali ad accesso comune e a mandare il tutto in onda in prima serata, dando a tutti una scusa valida per vedere sangue e tette pur potendone parlare al bar con gli amici mantenendo intatta la propria dignità. Inchinarsi di fronte al genio è d’obbligo.

Ma visitare ora Dubrovnik ora significa approcciare una città affollatissima e costosissima.

Ci mancava poi che mamma Disney ci girasse l’ultimo Star Wars (grazie mia cara famiglia) per rendere il tutto una bolgia senza senso.

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Via verso la Bosnia

Le mie povere e spelacchiate tasche non possono sostenere tale realtà a lungo quindi filo in Bosnia per direttissima.

Mostar, prima fermata poco oltre il confine, quinta città per importanza con le sue ben 100.000 anime.

Sono pochi chilometri ma tutto cambia. Le case nuove affiancano quelle distrutte e pericolanti.

Sui muri si vedono chiaramente i fori di proiettili di vario calibro, le chiese cedono il passo alle moschee e le persone appaiono più vecchie e stanche anche se sempre cordiali.

Onestamente ritengo molto più interessante da scoprire questa realtà più dura e vera rispetto a quella bianca e linda delle coste croate.

Siamo di nuovo soli e il rottame accusa un cedimento. Ha un occhio dolorante e deve andare all’ospedale pubblico per farsi vedere. Smadonna selvaggiamente mentre io rido di sottecchi pensando alla giornata che lo aspetta. Ore di attesa, servizio discutibile in edificio sporco e cadente. Buona fortuna.

Con mia difficilmente contenibile sorpresa se ne torna dopo un ora con un sorriso a trentadue denti.

Racconta che oltre alla cordialità ha ricevuto un servizio impeccabile, in un edificio perfetto e attrezzature all’avanguardia.

Essere alti trenta centimetri e sentirsi ancora più piccoli per aver avuto dei pregiudizi.

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