Scendo dal “taxy” e mi dirigo verso l’ostello voglioso di scoprire cosa Belgrado avrà da offrirmi.

Qui già so che mi toccherà mettere le tende per qualche giorno poiché, a quanto pare, toccherà attendere un’altra anima che si unirà al nostro viaggio.

Come se ce ne fosse bisogno poi. Già qui di fianco a me ho un essere inutile, manca solo che ne arrivi un secondo a rallentarmi.

Senza contare poi che tanto sono io quello che si sobbarca i peggio lavori, dal cercare gli ostelli a controllare gli orari dei bus. L’altro giorno mi è stato pure chiesto di fare il bucato. E per cosa? Manco una lisciatina alla fodera come ringraziamento! Ma gliel’ho fatta pagare!

Voleva il lavaggio rapido mentre io gli ho fatto quello approfondito con doppio ammorbidente! ha ha ha! Eh, lo so sono patetico ma che ci posso fare? Non ho esattamente un intera faretra di frecce da poter incoccare al mio arco. Devo gioire delle piccole soddisfazioni che riesco a ritagliarmi quotidianamente.

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In giro per Belgrado e la Serbia

Ma non indugiamo ulteriormente in futili autocommiserazioni. Qui si incontrano persone a raffica, la città è viva e l’ostello pullula di gente interessante quindi mi butto nella mischia.

Grazie al mio solito peloso charme catturo subito l’attenzione di tutti, ogni viandante vuole sapere la mia storia e io non lesino sui dettagli. La prima sera si esce a cena e si conclude con qualche birra, la seconda si esce per una birra e si conclude con un barcollante ritorno a letto.

Anche i locali sono cordiali e aperti a nuove conoscenze, prima un gruppo poi un altro ed ecco che le prossime sere risultano già tutte impegnate.

Sono sbalordito, poche altre volte mi era capitato di uscite con gente del posto in appena un paio di giorni.

Finiamo la prima sera in un pub sul tetto di un palazzo e la seconda nello scantinato di un condominio. Alla porta non ci sono insegne di sorta che facciano presupporre si nasconda qualcosa all’interno della struttura. Locali per chiunque introvabili a parte per coloro che sanno già dove sono. Proprio come l’Isla de Muerta, a parte il fatto che qui non si tratti di un isola.

Sbalorditivo poi come sia facile imbattersi in individui interessanti tra questi fumosi tavoli. Oltre ai 3 amici serbi mi ritrovo seduto con due giovani giornaliste cinesi ufficialmente in vacanza ma alla ricerca di contatti che possano fornire informazioni riguardo ai sindacati dei lavoratori locali.

La loro presenza unita a quella dei miei amici da origine a discorsi che spaziano dall’ecologia alla politica, dalla libera informazione all’arte.

Tutto questo affrontato attraverso i punti di vista di tre realtà completamente differenti quali sono le nazionalità presenti.

Una serata assolutamente magica che avrà modo di ripetersi ben presto. Ci si saluta dandosi appuntamento per sabato, dove la serata finirà in uno dei tanti club underground di questa città.

Prima di tale data però decido di prendere un paio di giorni di ferie dalla birra per esplorare un po’ la nazione. Il secondo bipede è finalmente giunto ed insieme a lui noleggiamo una macchina per vedere città come Nis e Novi Sad.

E niente, non hanno nulla di interessante da vedere. Percorriamo più di mille chilometri e spendiamo fin troppi soldi in tre giorni al fine di constatare che, se stavamo al Belgrado, facevamo un affare.

Non che turisticamente parlando quest’ultima sia sta gran cosa (con tutta l’onestà di cui dispongo) ma almeno c’era qualcosa da fare se di diverso dal macinare chilometri in maniera matta e disperatissima.

Senza malignità alcuna nel gruppo sorge spontanea la domanda: “ma qui, quando vogliono andare a passare un weekend romantico in un posticino carino, dove diavolo vanno?”.

Riposto questo quesito nella scatola dei chissenefrega e mi preparo per la pazza nottata. Se qualcosa sicuramente non manca da queste parti é la cordialità, vengo accolto a casa di sconosciuti i quali mi offrono da bere e da mangiare prima di spostarci nella discoteca che spara tecno assordante, dove centinaia di persone ciondolano a ritmo quasi ipnotico.

Mi aggrego al ciondolamento fino alle prime luci dell’alba quando alzo bandiera bianca e mi arrendo al fatto che 10/15 minuti di sonno potrebbero tornarmi utili prima di prendere il mio bus per Skopje.

Mi abbandono al sonno con la consapevolezza che a questa Serbia, anche se bruttina, le ho voluto molto bene.

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