Tel Aviv è una città che si finge metropoli ma i suoi 400.000 abitanti la tradiscono e passeggiando per le vie del centro si nota che manca quella calca famelica delle sorelle maggiori.

Non che questo sia un male!

Vedere il mio muso spiaccicato sul corpo sudaticcio di migliaia di passanti non è certo il modo ideale per trascorrere quello che io definisco un “allegro pomeriggio”.

Tel Aviv, una città e una cultura particolarmente caciarona

Una cosa però dopo una settimana qui l’ho capita: qui sono tutti arabi.

Apparentemente questa cosa potrebbe sembrare una amenità bestiale, dare dell’arabo a un ebreo suona più stupido del proporre una gara di rutti a una ceda di gala ma… ha un suo perché!

Sebbene molti arabi siano nemici giurati di questa popolazione, è anche vero che il 95% degli israeliti si trova qui a seguito di un processo migratorio.

La maggior parte di loro proviene da regioni come Iraq, Siria, Libano e così via.

Il che ha fatto sì che molti di loro acquisissero abitudini e modi di fare tipiche di questa cultura particolarmente caciarona.

Tra mercati e caos di clacson

Allora qui si spiega la grande passione per i mercati, il caos di clacson che si ode passeggiando in strada, il fatto che le file raramente vengano rispettate e che nessuno si scansi da davanti alla porta dell’autobus alla fermata creando così scene tragicomiche fatte di spintoni e maleducazione.

Ovviamente tutto questo viene parzialmente mascherato in un palese tentativo di distacco da tali fondamentali, ma osservando bene non sarà difficile notare tante piccole e grandi similitudini tra i popoli.

Dall’altro lato poi vi sono gli ortodossi che camminano per strada vestiti con lunghi abiti neri, cappelli talvolta astrusi e riccioli ai lati del capo.

Tutto questo unito a militari in tenuta da combattimento e fucile d’assalto allora il totale risulta un tripudio di stranezze che tiene letteralmente imbambolati per ore e ore.

Noi, io e il mio bipede di fiducia, questo tempo non lo abbiamo perché qui anche l’ossigeno ha un prezzo spropositato e quindi dopo un rapido giretto ad Haifa ci rechiamo al mar Morto.

Onestamente non pensavo fosse così interessante.

Mi ero sempre fatto l’idea che fosse una cosa non poi così favolosa immergersi in un acqua colcoefficiente di galleggiamento un po’ più alta della media, ma mi sbagliavo.

Oltre al fatto che il sale stesso è MOLTO meno salato di quest’acqua e che oltretutto lascia una patina oleosa sulla pelle, stare li a mollo senza alcuna possibilità di andare a fondo nemmeno provandoci è stato davvero una figata!

Se la giornata ha la temperatura giusta (ne troppo caldo ne troppo freddo) si possono letteralmente passare ore e ore li in balia della corrente.

Data la placidità dell’acqua stessa inoltre, fare un sonnellino mentre si sta in salamoia è assolutamente possibile oltre che probabile!

Una cosa frustrante però è il fatto di essere letteralmente in mezzo ad un deserto ma doversi rivolgere agli sporadici resort per un tuffo dato che farlo nelle zone non attrezzate è vietato.

Una palese mafieggiata per convogliare il turismo laddove a loro conviene.

Il che fa veramente ridere quando sei in mezzo al nulla, hai centinaia di chilometri di spiaggia deserta ma sei costretto a passare attraverso la struttura con la scritta “bagni termali” e pagare un prezzo che, seppur non molto alto, è comunque più di zero.

Ma che ci si può fare? Paese che vai…

Infatti io me ne vado perché il mio portafogli non potrebbe resistere ad un’altra ferita.

L’Iran è la prossima tappa e io come al solito ho fatto una vaccata allucinante che ho scoperto solo al momento del mio arrivo.

Ma per parlare di questo c’è sempre la prossima volta!

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