Durante i miei giorni in Turchia, ad Istanbul, mi sono ritrovato a riflettere su quanto potesse risultare piacevole trascorrere il natale in terra musulmana.

Dalle passate reminiscenze di un simile episodio, laddove mi trovai a festeggiare questa stessa festività su una spiaggia tropicale Thailandese pasteggiando con riso freddo e brindando con birra da 50 centesimi insieme a qualche altro backpacker, ho convenuto che passarlo a casa con la famiglia e una teglia di lasagne si sarebbe rivelata sicuramente una condizione più piacevole.

E così mi ritrovo con un biglietto aereo per Milano da qui a una settimana tra le mie zampe pelose.

Ma questa inaspettata svolta distrugge completamente i miei piani. Se prima l’idea era di passare un mese qui, ora invece mi ritrovo con due settimane scarse totali di cui una già trascorsa.

Urge sbrigarsi!

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In Turchia, direzione Cappadocia

Bus notturno per la Cappadocia stasera stessa è l’unica soluzione sensata che mi resta.

Che poi di notturno questo bus ha solamente il periodo di percorrenza, dalle 20 alle 8.

Dodici intere ore di agonia, seduto su segggiolini che a malapena si piegano di 5 gradi, senza uno straccio di copertina, con le bocchette dell’aria calda che mi tostano la zampa sinistra ma con il lato destro del corpo in avanzato stadio di ibernazione.

Ora comprendo esattamente come si sentano i sofficini Findus quando vengono immersi in una padella bollente!

Dormire è pura utopia.

Mi ritrovo il mattino seguente scaraventato fuori da questo infernale ammasso di metallo, con il mio zaino buttato sulla strada e intorno a me un paesaggio quasi lunare.

Un piccolo pisolino in ostello sembrerebbe la soluzione più sensata una volta raggiunto lo stesso ma, si sa, la vita di un backpacker non è fatta di programmi.

Mentre mi viene servita una misera colazione per un altrettanto misero prezzo e, mentre do il via a quello che ha molto più le sembianze di un tornado rispetto a quelle di un pasto, una ragazza entra e si siede al mio tavolo.

Nonostante sul mio volto vi sia traccia di praticamente qualunque cosa lei non sembra intimidirsi e si presenta.

Subito dopo mi invita ad andare con lei e altri amici ad esplorare i dintorni.

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Le famose mongolfiere

Veramente io non dormo da circa 24 ore… però va bene! Solo evitate di dare troppo peso ai miei discorsi, non sono sicuro di poter articolare frasi sensate.

Usciamo, incontriamo 5 persone, mangiamo, cambiamo posto, mangiamo ancora e ripetiamo fino a che verso l’una del pomeriggio si affaccia un timido sole.

Scopriamo che di li a poco nel cielo si dovrebbero alzare le famose mongolfiere che tanto caratterizzano una gita in questi luoghi.

Prendimo una bottiglia di vino, ci rechiamo al punto panoramico (uno dei tanti) e aspettiamo.

Di li a poco lo spettacolo comincia.

In lontananza l’azzurro ormai completamente limpido si macula dai mille colori dati appunto da questi grandi palloni.

Sotto di loro una folla si è già radunata per non perdere nemmeno un secondo dell’evento.

Due ore dopo la bottiglia è vuota, la memoria della macchina fotografica è piena e dietro di noi uno spettacolare tramonto ha appena iniziato a palesarsi.

Inutile dire che non occorre fare altro che girarsi e goderselo.

Al calare della notte ci rintaniamo in ostello, laddove finalmente mi è concesso riposare.

I giorni seguenti si svolgono con un copione molto simile fino al momento che mi riporta a Istanbul, dove ho ancora il tempo di trascorrere una notte folle e ricca di birra nei locali del centro e il giorno successivo di agonia sul divano prima che il mio aereo mi riporti a casa per le feste.

Nell’aria il profumo di mille leccornie natalizie mi accompagna per tutto il tragitto.

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